ISERNIA. Locali dell’auditorium in concessione: arrivano le contestazioni al bando comunale, pubblicato nei giorni scorsi. Riguardano i criteri adottati, ma anche la stesura del bando che risulta in più parti generico e incompleto. A ‘bacchettare’ i vertici di palazzo San Francesco è Bernardo Centracchio, presidente dell’associazione sportiva Cst e pioniere del judo in Molise, che ne chiede la revoca.
“Appare del tutto iniquo utilizzare – scrive Centracchio in una missiva inviata al commissario Vittorio Saladino – per i tre locali di diversa dimensione il medesimo criterio, considerato che a parità di canone di locazione per metro quadro, gli assegnatari dei locali più piccoli sarebbero favoriti, dovendosi assumere una spesa di gran lunga inferiore”. Ma non è solo questo. In più punti, secondo il presidente del Cst, il bando appare generico e incompleto.
“Appare evidente – scrive infatti – quanto l’assoluta genericità e incompletezza del bando, unitamente alla mancata indicazione della documentazione da allegare alla domanda, comportino la nullità radicale dell’avviso di gara che, contrariamente alle finalità di legge, attribuisce alla commissione giudicatrice una inammissibile e sconfinata discrezionalità nell’attribuzione dei punteggi, tale da considerarsi assoluto arbitrio. Ne consegue, pertanto, la necessità di indicare nel bando quale sia il criterio di preferibilità; se ad esempio, sia preferita una compagnia teatrale, una compagnia di ballo, una associazione sportiva, una associazione culturale, etc.”.
Di qui la richiesta di revocare il bando al fine di una rettifica. “Si richiede – si legge ancora nella missiva di Centracchio – che codesta amministrazione voglia revocare il bando per rettificarlo sui punti suddetti, nonché per attribuire uno spazio temporale di almeno tre mesi, al fine di consentire la possibilità di redazione del progetto preliminare, del computo di spesa, della relazione tecnica esplicativa e del piano finanziario di massima che, come è noto, comportano tempi di gran lunga superiori, soprattutto per le associazioni culturali e sportive che, fondandosi su volontariato, non dispongono nell’immediato delle somme necessarie per sostenere le suddette spese istruttorie. Si chiede, altresì, che codesta amministrazione voglia valutare l’opportunità di ridurre consistentemente il canone di locazione. Peraltro è errato parlare di concessione d’uso, solitamente e giustamente gratuita per gli enti di promozione sociale, poiché prevedendosi il pagamento di un canone, ricorre invece la diversa figura giuridica della locazione. Sarebbe, pertanto opportuno che il Comune differenzi le offerte – conclude il presidente della Cst – o limitasse alle sole associazioni sportive o culturali la partecipazione al bando, escludendo così commercianti, società e imprenditori”.




