di Pasquale Bartolomeo

ISERNIA. Se in Giunta potrebbe mancare una donna, certo è che in Consiglio, il primo della nuova gestione di centrodestra, mancava Gianni Fantozzi. Comincia su un percorso accidentato l’avventura di Giacomo d’Apollonio sindaco di Isernia. Ieri pomeriggio la prima seduta del Consiglio comunale, dove non sono mancati due importanti colpi di scena. La necessità di approfondire la giurisprudenza in merito alla legge Delrio, che quasi certamente comporterà un ulteriore ingresso ‘in rosa’ nell’esecutivo (leggi qui l’articolo). E una prima crepa nella maggioranza, con Fantozzi – veterano di Palazzo San Francesco, con oltre 30 anni di esperienza consiliare, eletto questa volta nelle file di ‘Insieme per il Molise’, la lista civica di Michele Iorio, con 205 voti – che diserta l’aula, in probabile segno di protesta per il suo siluramento quale presidente del Consiglio.

peppino lombardozzi-presidente del consiglioIl centrodestra, a ranghi compatti, sceglie infatti Giuseppe Lombardozzi (nella foto), anch’egli eletto nelle file ioriane con 208 voti, fedelissimo dell’ex governatore e considerato espressione politica anche dell’europarlamentare Aldo Patriciello. Il polirico venafrano piazza dalla sua anche il vicesindaco, Cesare Pietrangelo, dimostrando come l’asse tra Isernia e Bruxelles, in questa tornata elettorale, sia tornato saldo come negli anni d’oro di Iorio presidente.

Proprio l’input dei due big ha stravolto gli equilibri: Fantozzi, dato per favorito fino alla sera prima del Consiglio, è stato ‘scaricato’ dalla maggioranza. Un atteggiamento che evidentemente non ha gradito, scegliendo di non presentarsi alla prima riunione consiliare. Un’assenza pesante e rumorosa, subito evidenziata da Giovancarmine Mancini, protagonista di un autentico show in aula. Alla fine la spunta Lombardozzi con 19 voti, ma dopo ben quattro votazioni (di cui la terza nulla). Ma andiamo con ordine.

GLI ASSENTI. La seduta si apre con 31 presenti su 33: oltre al già citato Fantozzi, tra i banchi di ‘Insieme per il Molise’ manca anche Irma Barbato, assente in quanto fuori regione. A presiedere pro tempore i lavori, il consigliere anziano Pietro Paolo Di Perna (nella foto) – colui che ha ottenuto la maggior cifra individuale, calcolata sommando i voti di lista ai voti di preferenza – tutt’altro che a suo agio nel ruolo, viste le continue interruzioni del pubblico che affollava l’aula Wojtyla.

750 5581  LA CONVALIDA DEGLI ELETTI. Dopo la presa d’atto delle dimissioni di Gabriele Melogli con il conseguente ingresso di Giovancarmine Mancini, si entra nel vivo dell’ordine del giorno. Partenza con la convalida degli eletti, con il segretario generale Francesco Zeoli dichiara come non sia pervenuto alcun reclamo al riguardo. L’argomento passa all’unanimità e senza sorprese. A seguire, il giuramento del sindaco con la formula di rito, che prevede la dichiarazione di lealtà verso la Costituzione e le leggi dello Stato e l’impegno ad agire per il bene di tutti i cittadini.

LA MANO TESA DELL’OPPOSIZIONE. Terzo punto in agenda, l’elezione del presidente del Consiglio. Enzo Di Luozzo, eletto nelle file de ‘La Città Nuova’, propone la condivisione del nome tra gli schieramenti e chiede una breve sospensione della seduta. Ma l’accordo non si raggiunge e il clima si surriscalda subito.

dapollonio-tedeschi-di pasqualeTEDESCHI E DI PASQUALE NEL LIMBO. La maggioranza, secondo Di Luozzo, avrebbe infatti negato qualsiasi apertura asserendo che non ci fossero le condizioni per discutere. Il consigliere, inoltre, sottolinea che Cosmo Tedeschi e Roberto Di Pasquale (nella foto) non abbiano partecipato alla riunione di opposizione. Com’è noto, l’imprenditore al ballottaggio ha sostenuto d’Apollonio e ora rivendica visibilità. Ma dalla giunta, per ora, è rimasto fuori. Ieri, tuttavia, ha preferito evitare polemiche, collocandosi in un limbo politico che non lo vede – formalmente – né appartenere alla maggioranza, né riconoscersi nell’opposizione. Una situazione ancora in evoluzione, che non sfugge tuttavia a Rita Formichelli: “La mancanza di apparentamenti formali tra i due candidati sindaci Tedeschi e d’Apollonio – ha detto – ha eroso l’opposizione a dispetto della democrazia”.

750 5293  Cominciano così le prime schermaglie. Per la maggioranza prende la parola Cesare Pietrangelo: “Ci è stato chiesto di dare il presidente all’opposizione. Ma noi abbiamo già designato una persona terza, di esperienza, che rivendichiamo in maniera forte”. Raimondo Fabrizio nega invece che la minoranza abbia chiesto poltrone. E spiega che Lombardozzi, persona rispettabilissima, ha come unico ostacolo la stretta parentela con un dirigente comunale (Antonello Incani, ndr), che a suo modo di vedere ne rende inopportuna la nomina.

MANCINI SHOW. Giovancarmine Mancini, quando è tra i banchi dell’opposizione,ritrova subito lo smalto dei giorni migliori. E, a dispetto di qualsivoglia buonismo di facciata, fa capire subito che aria tira. “Predicate coesione – tuona l’ex vicesindaco – ma siete spaccati al primo Consiglio, Fantozzi è già assente. Senza contareche dovete ancora onorare la cambiale verso Tedeschi. Questa maggioranza è un fritto misto. Volete votare da soli il presidente del Consiglio, fatelo pure. Siete telecomandati tramite auricolari da Campobasso e Bruxelles”.

Andrea Galasso, a questo punto, propone come alternative a Lombardozzi Mino Bottiglieri dei Cinque Stelle o Francesca Bruno – 19 anni, la più giovane tra gli eletti – di Fratelli d’Italia. Ma il centrodestra fa orecchie da mercante. E d’Apollonio replica in maniera fin troppo dura: “Ho sentito solo analisi superficiali, tanto per attaccare. Riflettete prima di parlare. Volete fare solo un’opposizione vecchio stile, ma qui si parla del nulla e si perde solo tempo. La minoranza non ha ben capito la legge elettorale e il meccanismo del premio di maggioranza”.

750 5528  IL VOTO. Per eleggere il presidente del Consiglio nei primi due scrutini occorrono i due terzi dei voti. In aula i presenti sono 31, servono dunque 21 consensi. Ma la maggioranza, con due assenze, di voti ne ha solo 19. Alla prima tornata infatti, Lombardozzi si ferma a questa cifra: 10 schede bianche per l’opposizione, 2 nulle. Tedeschi e Di Pasquale, con ogni evidenza, si chiamano fuori dai giochi, senza fare da stampella per la maggioranza.

In seconda votazione, il copione si ripete: 19 preferenze per Lombardozzi, 10 schede bianche, 2 per Tiziana Pizzi (consigliera di ‘Insieme per il Molise’).

NULLA LA TERZA. Dalla terza votazione bastano i voti della metà più uno dei presenti, dunque 16. L’opposizione scegli di votare Mena Calenda. Ma Lombardozzi ha di nuovo 19 voti. I suoi sostenitori si complimentano a spoglio ancora in corso. Sembra fatta e invece accade quello che non ti aspetti: i voti nell’urna sono 32, uno in più dei presenti. Con il segretario Zeoli che, a sorpresa, dichiara nullo il terzo scrutinio. Difficile capire se qualcuno sia riuscito a votare due volte, nonostante l’appello nominale, o se piuttosto una scheda fosse rimasta dentro l’urna dalla precedente votazione. Certo è che, per la prima volta, accade che i voti siano più dei votanti: una figuraccia, con i tanti cittadini presenti che giustamente si spazientiscono.

L’OPPOSIZIONE VOTA FANTOZZI. Si va al quarto scrutinio: e l’opposizione stavolta vota addirittura Fantozzi. Il risultato tanto atteso, però, alla fine arriva: 5 schede bianche, 7 per Fantozzi e 19 per Lombardozzi, che è eletto presidente del Consiglio. “Voglio essere il presidente di tutti – queste le sue dichiarazioni a caldo – Dico grazie prima alla città e poi a chi ha espresso gradimento per la mia persona. Non sarò più un politico, ma una figura terza e cercherò di meritare la fiducia anche di chi non mi ha votato”.

 

(IN BASSO, LA FOTOGALLERY DI PINO MANOCCHIO).