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No alla demolizione del cinema Ariston, il Codacons ricorre a Tar e Consiglio di Stato

Contro l’ennesima colata di cemento in centro l’associazione dei consumatori lancia la battaglia legale. Al posto della storica struttura dovrebbe sorgere un imponente palazzo di otto piani destinato a residenze e uffici


CAMPOBASSO. No alla demolizione del cinema teatro Ariston: con due distinti ricorsi, promossi dinanzi al Tar Molise e al Consiglio di Stato, il Codacons, unitamente ai propri legali Pino Ruta e Massimo Romano, ha impugnato tutti gli atti con i quali è stato dato il via libera all’intervento per la demolizione della struttura, che dovrebbe essere sostituita da un imponente palazzo da destinare a residenze, uffici e negozi.

“Un intervento – hanno chiarito per il Codacons Ruta e Romano – che oltre a sottrarre alla collettività un bene destinato ad interessi collettivi, comporterebbe soprattutto un aumento consistente dell’attuale carico urbanistico della zona, già congestionata da evidenti situazioni di traffico, da carenza di parcheggio e dall’assenza di standard urbanistici”.

Ad avviso dei legali si tratta di un intervento che non andava in alcun modo autorizzato, in quanto oltre ai profili già rappresentati dal Comune e dalla Soprintendenza, sarebbe stato necessario, prima del rilascio/formazione del titolo edilizio, l’approvazione di un piano attuativo previsto espressamente dal Piano Regolatore generale e ciò sia per la verifica degli standard urbanistici (le cosiddette aree libere da lasciare alla collettività), ma anche per una puntuale verifica sui profili sismici e sull’incidenza territoriale e ambientale. Prevista la realizzazione di un palazzo di circa otto piani all’interno di piccole stradine del centro oltremodo trafficate (sia a livello veicolare che pedonale), con evidenti profili oltre che urbanistici anche e soprattutto igienico sanitari e con evidenti implicazioni per la pubblica e privata incolumità.

Per questi motivi i legali del Codacons, oltre ad appellare la sentenza con la quale il Tar si era limitato a valutare la fondatezza solo di alcuni profili sollevati dal Comune e dalla Soprintendenza, hanno ritenuto di impugnare nuovamente davanti al Tribunale regionale amministrativo (eccependo censure del tutto nuove), anche il titolo edilizio volto ad autorizzare l’intervento, inoltrando al tempo stesso al Comune (non solo al dirigente ma anche al Consiglio e alla Giunta, le cui competenze in materia di piani territoriali potrebbero risultare lese), una puntuale richiesta finalizzata all’immediato riesame del titolo edilizio.

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