L’allarme dell’esponente centrista, invitato nel capoluogo dall’esponente Udc Mimmo Izzi. Monito al centrodestra: “Nel merito, non c’è un’alternativa alla riforma. Ma se non passa trionferà il populismo di Grillo”
ISERNIA. Una riforma costituzionale “voluta da Napolitano, non da Renzi”. E dove il fronte del no è unito “dal risentimento”, non da contestazioni reali nel merito. Pierferdinando Casini non ha dubbi: l’Italia ha l’occasione di poter cambiare, dopo anni di stallo. Lo dice forte e chiaro, l’ex presidente della Camera e attuale presidente della Commissione Esteri al Senato, ieri a Isernia per spiegare le ragioni del ‘sì’ al referendum del 4 dicembre. L’incontro, organizzato dall’esponente Udc Mimmo Izzi, ha visto la presenza di numerosi tra politici e avvocati, data anche l’attribuzione di crediti formativi per quanti partecipassero. Circostanza, quest’ultima, per la quale si sono sollevate anche forti polemiche dai sostenitori del ‘no’, ignorate dal diretto interessato. Tra i presenti, all’Hotel Europa, c’erano l’ex governatore Michele Iorio, gli ex assessori regionali Luigi Pardo Terzano e Gianfranco Vitagliano, gli ex sindaci di Isernia Gabriele Melogli e Gigi Brasiello, il primo cittadino di Agnone Lorenzo Marcovecchio, l’assessore in carica Carlo Veneziale. A spiegare i dettagli tecnici della riforma, il professor Giovanni Di Giandomenico, rettore emerito e preside della facoltà di giurisprudenza dell’Università Pegaso.
“Dopo tanti tentativi e dopo trent’anni di possibili riforme mai realizzate – ha esordito Casini – oggi gli italiani hanno la possibilità di modernizzare il paese. Non facciamoci sfuggire questa occasione. Questo è il momento giusto”. Perché a suo avviso se prevale il no è una vittoria a Cinque Stelle, non degli elettori del centrodestra. “Oggi l’alternativa a Renzi è il populismo grillino. Ed è una deriva. Se vogliamo fare della Raggi il sindaco d’Italia la strada è votare ‘no’ – ha affondato Casini – ma gli italiani sono sufficientemente intelligenti per capire il pericolo senza bisogno di consigli dall’estero. L’alternativa a Renzi, oggi, non è percorribile. E anche la riforma, nel merito, è senza alternative”.
Per l’esponente centrista, insomma, l’opportunità di modernizzare lo Stato non può essere gettata alle ortiche. “C’è l’abolizione del Cnel – ha concluso – c’è il superamento di un bicameralismo che così com’è realizzato è un problema solo italiano. Questo referendum ha un padre vero che è Giorgio Napolitano, non Renzi. Quando sento parlare di deriva autoritaria di Renzi penso a quante volte, in questi vent’anni, ho sentito parlare di deriva autoritaria di Berlusconi. Veramente non so se ridere o piangere”.




