Il direttore sanitario dell’Asrem Antonio Lucchetta illustra la rete prevista dal Piano operativo sanitario. Già attiva, con le consulenze, la collaborazione tra il ‘Cardarelli’ e la Fondazione Giovanni Paolo II


CAMPOBASSO. Oncologia, sono 78 in Molise i posti letto, divisi in 5 strutture sanitarie del Molise: Campobasso (Cardarelli e Fondazione Giovanni Paolo II), Termoli (San Timoteo) Isernia (Veneziale) e Pozzilli (Neuromed). Un’articolazione prevista dal Piano operativo sanitario 2015-2018 e illustrata dal direttore sanitario dell’Asrem Antonio Lucchetta.

“I processi di riorganizzazione della rete assistenziale dell’ospedale Cardarelli – ha precisato Lucchetta – sono finalizzati ad assicurare ai cittadini molisani la migliore qualità dell’assistenza, applicando moderni criteri organizzativi, che concentrano le risorse in base alla intensità dell’assistenza necessaria per ogni singolo caso. La domanda maggiore di assistenza in Oncologia si ha nel day hospital e solo in casi particolari deve essere utilizzato un ricovero ordinario. Inoltre tale ricovero ordinario – ha aggiunto Luchetta – non ha mai caratteristiche di emergenza, in quanto il paziente oncologico in emergenza deve quasi sempre essere trattato in una Rianimazione o in Medicina interna, usufruendo di servizi come laboratorio o eventualmente la medicina trasfusionale”.

Per quanto riguarda il ‘Cardarelli’ sono previsti 6 posti letto di day hospital oncologico. Quando il day hospital deve essere trasformato in ricovero ordinario, ha chiarito il direttore sanitario dell’Asrem, il paziente è indirizzato verso l’area omogenea assistenziale di Medicina.

“Sono già attive modalità di collaborazioni professionali con la Fondazione Giovanni Paolo II – Lucchetta ha precisato  questo passaggio – per eventuali necessità di approfondimenti diagnostici terapeutici, secondo una logica di rete che evita duplicazioni di attività e di spesa. Questi aspetti organizzativi adeguano il Sistema sanitario del Molise a quello dei più moderni modelli assistenziali, che da una parte graduano l’assistenza secondo il quadro clinico, dall’altra adeguano l’assistenza alla persona, secondo lo specifico bisogno individuale: più personale di assistenza dove serve. Il modello – ha concluso – prevede che è l’equipe medica a muoversi all’interno dell’ospedale e non il paziente, collocato nell’area di degenza infermieristica più appropriata alla complessità dei suoi bisogni”.