Isernia/ L’assessore difende la scelta del lavoro socialmente utile assegnato ai richiedenti asilo su base volontaria e punge gli alleati per le polemiche in materia


ISERNIA. Le polemiche sui migranti impegnati nei lavori socialmente utili non hanno ragione d’essere. Ne è convinto l’assessore alla Cultura del Comune di Isernia, Eugenio Kniahynicki, interpellato in materia a margine della conferenza stampa di presentazione del programma del ‘Settembre isernino’. 

Kniahynicki ha sottolineato come in altre realtà più grandi, come Campobasso, i richiedenti asilo abbiano lavorato proprio in questi giorni persino allo stadio Romagnoli, senza che si sollevassero polveroni. “Forse il problema è la presenza di qualche componente in Consiglio comunale – queste le sue parole – che quando dice che vengono preferiti i migranti agli italiani si sbaglia in maniera grossolana e a me la cosa fa sorridere. Qui non è che si nega un’opportunità di lavoro a un italiano per favorire un immigrato, ma si dà una possibilità a chi ha realmente voglia di integrarsi di poterlo fare con dignità e sentendosi anche accettato dalla collettività”.

Da parte di qualcuno (CasaPound, ndr), insomma, ci sarebbe stato un errore di comprensione della delibera in cui la Giunta ha dato mandato al sindaco di firmare il protocollo d’intesa con la prefettura per il lavoro socialmente utile dei migranti. Un atto “che qualcuno erroneamente ha interpretato come una resa da parte dell’amministrazione e della Giunta sulla questione migranti – ha detto ancora l’assessore – Ma qui non c’è né da arrendersi né da combattere. C’è da far rispettare la legge e da prendere in considerazione quella che è una problematica a livello europeo. L’immigrazione c’è, non possiamo chiudere gli occhi e far finta che il problema non esista. Si è valutata l’ipotesi di provare, perché se non si prova non si può sapere come si svolgono le cose, un processo di integrazione attraverso dei lavori socialmente utili. Anche perché il Comune, come è notorio per chi lo amministra – ma forse qualcuno non frequenta il Comune nonostante debba farlo, almeno come obbligo morale essendo consigliere comunale – ha difficoltà di natura tecnica. Manca l’attacchino. Ne abbiamo uno solo e quando è in ferie non sappiamo come fare. Manca personale che possa tagliare l’erba, mancano impiegati, manca manovalanza. E, soprattutto, mancano le risorse. Il protocollo è totalmente a costo zero per l’amministrazione, che dovrà stabilire, essa stessa, quali sono i lavori per cui bisogna interessare i migranti. Quindi se ci sarà necessità di fare un taglio d’erba straordinario e non si avrà la possibilità di farlo direttamente con le risorse dell’ente, ci si potrà avvalere di una delle cooperative e prendere in carico i migranti”.

Ma allora da dove nascono le polemiche con CasaPound? Kniahynicki, sul punto, è ironicamente perentorio: “Casa cosa?”. Poi torna serio sull’eventualità di un ripensamento sullo Sprar: “L’argomento è già stato trattato da questa amministrazione – ha precisato – Con coraggio il sindaco ha deciso di rafforzare una scelta che spettava alla giunta, passando per il Consiglio comunale, che si è espresso in materia netta sul tema, quindi non credo che in pochi mesi siano cambiate le condizioni al punto da poter rivedere la posizione. È normale che si è sempre aperti al dialogo. Quello dell’immigrazione è un tema caldo e non possiamo negare che esista. Quindi tutto ciò che l’amministrazione può porre in atto – ha concluso – affinché ci sia un processo di integrazione che esula dalla nomenclatura Cat, Cas o Sprar, deve essere posto in essere”.