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Processo di Bari, pubblicate le motivazioni: assolti con formula piena Papa e Petescia. Ma Frattura pronto al ricorso

“Il fatto non sussiste” per  la direttrice di Telemolise e l’ex sostituto procuratore di Campobasso. Mentre per il legale del governatore Marco Franco non ci sarebbe alcuna ipotesi di calunnia. Tuttavia, secondo il Gup, la ricostruzione della cena fatta dall’accusa evidenzia elementi di inverosimiglianza, contraddizioni e mancanza di precisione cronologica. E le carte sono tornate in procura, che ha aperto un fascicolo di indagine a carico del presidente della Regione


CAMPOBASSO. Processo di Bari, le prove del presunto ricatto al presidente della Regione Molise Paolo di Laura Frattura non “superano il ragionevole dubbio”. Quindi, “il quadro probatorio fornito dall’accusa in ordine all’effettuazione della cena, e conseguentemente sulla sussistenza dei fatti delittuosi descritti, non consente affatto di affermare che la cena vi sia stata“. Il perno su cui ruota il racconto di Frattura e Salvatore Di Pardo, ospiti della famosa presunta ‘cena del ricatto’, secondo il giudice non è risultato convincente per arrivare ad una sentenza diversa.

E’ questo uno dei passaggi fondamentali delle circa 160 pagine relative alle motivazioni della sentenza depositata ieri dal Gup del Tribunale pugliese Antonio Diella, in merito al procedimento penale nato da una denuncia di Frattura e del suo legale, Salvatore Di Pardo, contro il direttore di Telemolise Manuela Petescia e l’ex sostituto procuratore di Campobasso, Fabio Papa, accusati di tentata estorsione e tentata concussione, falso e abuso.

I due, la denuncia era nata da questo episodio, avrebbero chiesto a Frattura, nel corso di una cena consumata nell’abitazione del magistrato, di destinare finanziamenti pubblici a Telemolise, minacciando, in caso di rifiuto, ripercussioni giudiziarie e una campagna denigratoria contro di lui. Il 4 maggio il giudice ha assolto con formula piena Papa e Petescia, processati con rito abbreviato, perché “gli elementi di indagine – si spiega nelle motivazioni – non hanno affatto raggiunto il necessario spessore di credibilità, e quindi la effettuazione della cena non è stata dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio“. Facendo così cadere la prova della sussistenza dei reati.

Quindi la precisazione. “Il quadro probatorio fornito dall’accusa in ordine all’effettuazione della cena e conseguentemente sulla sussistenza dei fatti delittuosi descritti – scrive il giudice – non consente affatto di affermare che la cena vi sia stata. Le inverosimiglianze, le contraddizioni, la mancanza di precisione cronologica, la tardività ingiustificata della denuncia, la genericità o neutralità degli elementi di riscontro, ed eliminando la necessità di ogni ulteriore discussione, gli elementi in contrasto rinvenienti dai tabulati telefonici, dalla consulenza tecnica e dagli elementi offerti in particolare dalla Petescia, rendono il dato accusatorio privo di quello spessore di credibilità e di certezza, che sarebbe stato invece necessario per affermare la responsabilità degli imputati e porre dette dichiarazioni alla base di una decisione di colpevolezza”.

In merito alla cena, che Diella cita come la ‘prova regina’ del processo, non c’è traccia nei tabulati telefonici e mai l’accusa ha fornito prove certe”. Quanto all’ipotesi della calunnia il Gup non si è pronunciato, “non rilevando nell’economia delle motivazioni di valutare la sussistenza di elementi a conferma della calunniosità delle accuse rivolte agli imputati, calunniosità più volte ribadita da questi ultimi, spettando al titolare dell’azione penale effettuare le valutazioni che sul punto ritiene più fondate”. Ma ha invitato la Procura a verificare il materiale di interesse emerso dalle motivazioni. Tanto che, si è appreso nelle ultime settimane, è stato aperto un fascicolo nei confronti del governatore. Che risulta indagato

Gli atti del processo “hanno offerto uno spaccato particolare della vita politico-istituzionale della regione Molise in un certo periodo – scrive ancora il Gup di Bari – ipotizzando una realtà carsica fatta di collegamenti, rapporti, accordi, scontri. Ma il giudice non è un fustigatore di costumi e deve semplicemente cercare di comprendere quello che accaduto e se quello che accaduto ha una rilevanza penale, nonché spiegare in maniera logica le ragioni che hanno determinato il suo convincimento”.

Contro la sentenza di maggio l’avvocato Marco Franco, che nel processo ha difeso il governatore, ha annunciato il ricorso. “Il giudice assolve Papa e Petescia perché le prove non superano il ragionevole dubbio – ha scritto Franco. Le sentenze non si commentano ma si impugnano. In questo caso le motivazioni non ci convincono affatto e saranno quindi sottoposte al vaglio di un giudice superiore”.

Quindi il passaggio relativo all’ipotesi del reato di calunnia, commesso dal governatore. “Mi preme sottolineare – ha rimarcato ancora Franco – che il giudice non ha espresso alcuna valutazione di calunniosità sulle dichiarazioni del presidente Paolo di Laura Frattura”.

Del tutto diversa la valutazione fornita dall’avvocato Arturo Messere, difensore della giornalista Manuela Petescia. “Nelle motivazioni – ha dichiarato il legale all’Ansa – viene spiegato perfettamente come gli accusatori non erano credibili. Sono molto soddisfatto e non avevo alcun dubbio sul contenuto, un contenuto di grande spessore e grande scienza giuridica. Voglio solo ricordare – ha concluso – che il proscioglimento è per il primo comma dell’articolo 530 e non per il secondo, dunque con formula piena. Qui c’è qualcuno che ha perso i piccioni e ora va cercando le penne“.

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