Un anno di grandi numeri per la compagnia teatrale isernina, a riconferma che passione, impegno e dedizione per le iniziative culturali possono trasformarsi in qualcosa di davvero grande
ISERNIA. Dodici spettacoli da novembre a maggio, con una media di sei repliche, una presenza di pubblico costante e affezionata con centinaia di spettatori paganti e soprattutto professionalità, amore per il teatro e presenza sul territorio. Questi solo alcuni degli ingredienti di una riuscitissima rassegna teatrale ormai entrata nel cuore degli isernini e non solo.
La compagnia teatrale Cast ha infatti chiuso la scorsa domenica 6 maggio la rassegna ‘Mario Scarpetta’, giunta all’ottavo anno di vita, che tutti gli anni riempie i weekend di Isernia con il buon teatro, quello fatto col cuore ma costruito su settimane di preparazione e con il valore aggiunto di due professionisti come Salvatore Mincione e Giovanni Gazzanni, ‘preparatori atletici’ di questa squadra che racchiude giovani talenti provenienti da tutta la provincia. In quell’incubatore culturale che si chiama ‘Piccolo spazio libero Il Proscenio’ i ragazzi della scuola di teatro vedono realizzata la possibilità di studiare recitazione, dizione e arti sceniche e soprattutto di poter salire su un palco – che sia quello del Proscenio o qualcosa di più grande come l’Auditorium o le piazze dove la compagnia si esibisce nella stagione estiva – e mettere in gioco sé stessi e la propria idea artistica con l’attenta guida di Mincione e Gazzanni. Esperienza che viene proposta non solo nel piccolo teatro di via Renato Lorusso, ma anche nelle scuole e nei laboratori teatrali della zona. Già diversi giovani attori hanno trovato la propria strada ‘fuori dal nido’, con possibilità e percorsi che raramente vengono offerti altrove.
In barba a chi lamenta monotonia, nel corso dell’anno c’è stata offerta per tutti i palati: dall’intensità de ‘L’attesa di Jennifer’, adattamento del testo originale di Annibale Ruccello sui temi della solitudine del diverso, dell’abbandono e della sofferenza di un amore non corrisposto, passando per la comicità di Totò e De Sica ne ‘I Due Marescialli’, arrivando al nuovo testo di Maurizio Veneziale in vernacolo isernino ‘Come ti rapino il dentino’ – che racchiude, tra situazioni quasi scarpettiane, una critica verso quell’atteggiamento tipicamente nostrano che non sa valorizzare i propri tesori. Senza contare il grande successo in auditorium di ‘Natale in casa Cupiello’, classico del teatro italiano a firma del maestro Eduardo De Filippo: bissato con un doppio sold-out, ha ricevuto unanimi consensi da tutto il pubblico intervenuto e adornato l’atmosfera del dicembre isernino con uno spirito natalizio tutto particolare, che raramente – e di questo ci rammarichiamo – vediamo unire i cittadini in maniera così sincera. Apprezzatissimi anche gli spettacoli portati nelle altre piazze, in particolar modo ‘Taxi per due’ – che proprio domenica è andato in scena al Piccolo Teatro dello Scalo a Chieti: ma soprattutto fa sempre piacere ricordare la partecipazione di Cast ad una produzione di rilevanza nazionale come ‘Uomini sull’orlo di una crisi di nervi’, l’originale testo di Galli e Capone diretto dallo stesso Galli; lo spettacolo, concesso in esclusiva dagli stessi autori, è in replica per il suo 25esimo anniversario in decine di teatri in tutta Italia – con una ‘data zero’ proprio a Isernia, in auditorium, voluta e organizzata da Cast – e sempre applaudito a scena aperta.
Non sono mancati gli ospiti: Matteo Mauriello e Benedetta Fontana con ‘Quasivarietà’, la compagnia del Rostocco di Ferdinando Smaldone, il Teatro Burlesque e la scuola ‘Dietro le Quinte’ di Crescenzo Autieri, Gioia Montanari con ‘Brividi a buon mercato’… Insomma, un parterre ricchissimo di eventi che sono stati sempre accolti con calore dall’affezionato pubblico. Del resto, come ama ripetere Mincione a chiusura di ogni spettacolo, “Finché ci sarete voi ci saremo anche noi”. E se questi sono i risultati, c’è da sperare che l’avventura di Cast duri ben più di qualche anno: spiace che questo pensiero non sia sempre condiviso da chi, per ruolo o per passione, dovrebbe.
Pierre
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