Indaga la Procura di Isernia per fare luce sul presunto caso di ritorsione nei confronti di Lorenzo Marcovecchio e di una sua collaboratrice attraverso l’utilizzo di un falso profilo Facebook


AGNONE. Un falso profilo Facebook utilizzato per gettare fango sul sindaco di Agnone Lorenzo Marcovecchio. Indaga la Procura di Isernia per fare luce sulla vicenda, messa nero su bianco in un esposto presentato dal primo cittadino di Agnone e dalla sua collaboratrice Lidia Di Ciocco.

Una storia di minacce e ricatti a ‘luci rosse’ quella denunciata che, secondo le vittime, è strettamente legata alle gestione del fenomeno migratorio nella cittadina altomolisana.

marcovecchioVeri e propri atti intimidatori sarebbero infatti cominciati dopo l’adesione del Comune al progetto Sprar e l’attivazione della procedura di smantellamento del Centro di accoglienza straordinaria esistente, così come previsto dalla convenzione Anci-Governo. Un esposto dettagliato quello curato dall’avvocato del Foro di Campobasso Gianfederico Cecanese, nel quale figurano elementi dettagliati sulle responsabilità di soggetti di cui sono indicati nomi e cognomi.

“Comportamenti che – si legge negli atti presentati in Procura – si sono sostanziati nella introduzione abusiva nei sistemi informatici e telematici delle persone offese e nella diffusione di post diffamatori e minacciosi”. Uno in particolare è stato sottoposto all’attenzione degli inquirenti isernini. Diffuso su Facebook poco prima di Natale, il messaggio parlava di una presunta relazione sentimentale tra Lorenzo Marcovecchio e l’avvocato Lidia Di Ciocco. Il tutto attraverso il profilo di tale ‘Giacinto Genovese’, in realtà poi risultato falso.

gianfederico cecaneseNon solo. Nella querela sporta da Marcovecchio è stato precisato che presso il suo studio professionale “è stato trovato un foglio di carta ove era scritto che qualcuno lo voleva distruggere”. In Procura sono state depositati tutti gli elementi raccolti, comprese conversazioni in chat, chiedendo tra l’altro che venga sequestrato in via preventiva il falso profilo, con l’oscuramento del post diffamatorio. Agli inquirenti dunque il compito di far luce sulla vicenda.

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