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Toma polemizza con i 5 Stelle: “Il reddito di cittadinanza? Non può funzionare”

Assieme ad altri governatori ha partecipato a ‘IdeeItalia’; il tasto dolente resta la mancata nomina a Commissario ad acta con tutte le criticità che ne derivano. Compresa quella di pagare uno stipendio da 150mila euro l’anno al subcommissario che non può fare il suo lavoro


CAMPOBASSO. Si parte dai numeri, quelli del sondaggio Ipsos pubblicato sul Corsera: la Lega vola, aumentando i consensi e toccando quota 33,8%. Il Movimento 5 Stelle frena, attestandosi al 28,5% con una flessione di 1,5 punti rispetto a 30 giorni fa. Il centrodestra, se farà fronte compatto, potrebbe sfiorare il 44%.

Un motivo di riflessione, soprattutto per la Lega,  alleata a Roma con il Movimento 5 Stelle mentre a livello locale, come il Molise, posizionata dall’altra parte del tavolo.

E anche il presidente della regione Molise, Donato Toma, sulle colonne de ‘Il Giornale’, espone il suo pensiero ‘catturato’ nel corso della tavola rotonda dei governatori alla kermesse azzurra ‘IdeeItalia’ .

I governatori rappresentano il polso della situazione politica a livello locale, un dato rilevante dal quale non si può prescindere per un ragionamento a livello nazionale.

“Il Movimento 5 Stelle? Prima o poi si dissolverà” dice Donato Toma, che alla kermesse confessa di aver avuto un passato da craxiano. “Il reddito di cittadinanza? Non può funzionare in un mercato come quello italiano” rimarca con forza.

Ma al Governo ci sono anche loro, i 5 Stelle, che qui in Regione occupano una buona parte degli scranni di Palazzo D’Aimmo, ma dall’altra parte dell’emiciclo. La maggioranza della minoranza, in Molise. Dove hanno lasciato solo due seggi al Partito democratico.

E quindi tocca ragionare anche con diplomazia, e pure parecchia. Andarci con i piedi di piombo, come si dice.

“Ho incontrato persone di valore nel governo, non voglio parlarne male perché una parte di quel governo è rappresentata dalla Lega che è un forte e leale alleato nel mio Molise”, così chiude Toma ad ogni possibile polemica.

Il governatore del Molise ha un chiaro ed evidente problema con il Governo Conte: da circa sei mesi la faccenda della  nomina del Commissario ad acta si è trasformata in un braccio di ferro tra Roma e Campobasso.  Una designazione mancata che crea non pochi problemi: senza commissario ad acta non si possono rendere concreti gli atti, le programmazioni, le procedure per assumere nuovi medici (e pare che manchino pediatri, anestetisti e ortopedici).

La disfuzione è rappresentata anche da un ‘piccolo’ particolare: senza commissario ad acta, il subcommissario non è messo nelle condizioni di lavorare ma continua a percepire un ‘signor’ stipendio.  Circa150mila euro l’anno.

Senza commissario ad acta è tutto fermo, i provvedimenti sono congelati e le criticità aumentano giorno dopo giorno.

Uno spiraglio di luce, negli ultimi giorni, sembrava essersi aperto con la nomina del sindaco di Genova; un precedente, in pratica, sul quale poter ricominciare a lavorare. Ma non si registrano passi in avanti. E l’ipotesi che si approfitterà della prossima Finanziaria per procedere alla modifica della normativa e sancire l’incompatibilità tra il ruolo di governatore e quello di commissario sembra avvicinarsi sempre più.

Nella rete potrebbero finire De Luca e Zingaretti. E pure Toma.

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