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Pugni, graffi e morsi alla figlia della convivente, il molisano si difende: “Ho agito in preda ad un raptus”

Federico Zeoli, 25 anni, originario di Vinchiaturo, in provincia Campobasso, è in carcere a Velletri con l’accusa di tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia. Alice, 22 mesi, ha un ematoma cerebrale. L’uomo avrebbe precedenti penali per stalking e lesioni. I medici del ‘Bambin Gesù’ si stanno occupando anche dei fratellini della piccola (una gemellina e due ragazzini di 5 e 8 anni) per scongiurare l’ipotesi che il molisano abbia maltrattato anche loro. Probabili conseguenze penali anche per la mamma che avrebbe ammesso che quelle violenze erano già accadute


CAMPOBASSO. Ha un nome e un volto il campobassano finito in carcere a Velletri l’altro ieri sera con l’accusa di tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia. Una storia terribile quello che lo vede protagonista: avrebbe picchiato selvaggiamente una delle figlie della compagna.

La piccola, che ha 22 mesi, è ricoverata in gravissime condizioni nell’ospedale romano “Bambino Gesù” e, sebbene sia ancora uno scricciolo, lotta contro la morte a causa delle botte inferte sul suo corpicino dall’uomo che viveva nella sua stessa casa e che quella maledetta sera avrebbe dovuto prendersi cura di lei.

Federico Zeoli, 25 anni, originario di Vinchiaturo, in provincia di Campobasso: biondo, capelli alla moda con il ciuffo all’insù, barba disegnata sul mento. Le foto lo ritraggono con il volto imbronciato mentre lei, la giovane compagna dai capelli scuri con la quale pare convivesse da soli due mesi, è immortalata assieme ad un bell’esemplare di boxer.

Alice invece, la piccola finita all’ospedale, è in coma farmacologico: oltre ai numerosi graffi, ai segni di morsi nella zona dell’ombelico, ai lividi e alle ferite al volto e sul corpicino, ha un ematoma cerebrale che i medici stanno monitorando preoccupati. Si temono anche emorragie interne.

Federico Zeoli avrebbe precedenti per stalking e lesioni. E alcune delle ferite riscontrate sulla piccola Alice sarebbero precedenti all’ultima aggressione.

Secondo la versione fornita della madre della piccola, il 25enne originario di Campobasso sarebbe rimasto solo con i suoi figli (Alice e la sorellina gemella e i due fratellini di 5 e 8 anni) per accudirli in sua assenza. I due vivono insieme in un quartiere periferico di Genzano, entrambi sono disoccupati.

Al mio ritorno la piccola era svenuta, non reagiva — avrebbe raccontato la donna alla polizia secondo quanto riportano i quotidiani nazionali — così sono corsa all’ospedale”.

Come già riferito, la giovane donna avrebbe dapprima cercato di coprire le responsabilità del compagno, parlando di una caduta dalle scale. Messa alle strette però, incastrata dalle ferite della piccola incompatibili con un incidente domestico, avrebbe raccontato la sua verità, accompagnata da un altro particolare inquietante. “Sì, è vero, il mio compagno l’ha picchiata altre volte” avrebbe ammesso. Di conseguenza, eventuali responsabilità commesse nel lasciare i figli da soli con il campobassano saranno comunque valutate dagli inquirenti.

Un dramma già visto, solo qualche settimana fa, con la terribile storia di Giuseppe, il bimbo di 7 anni picchiato a morte dal compagno della mamma in un comune del Napoletano. Stesso degrado culturale e di vita, stesse modalità brutali di far valere le proprie ragioni. L’epilogo, al momento e per fortuna, non è identico. Giuseppe è morto per la violenza di quell’uomo, che non era suo padre ma il compagno della mamma che non ha mai avuto la forza di denunciare i maltrattamenti ai quali i suoi figli erano sottoposti.

Nel caso di Genzano, invece, la giovane mamma (che ha solo 23 anni e 4 figli) una volta rientrata a casa, avrebbe trovato la piccola Alice priva di sensi e con ferite inequivocabili. La corsa all’ospedale, poi l’allarme dato dal vigilante richiamato dalle urla disperate (l’ospedale di Genzano è chiuso e l’utenza si riferisce a quello dei Castelli). Da lì il trasferimento, nella notte e scortati dalla Polizia, alla terapia intensiva del Bambino Gesù di Roma.

Le dichiarazioni della donna hanno poi consentito agli agenti del Commissariato di Genzano di risalire all’uomo, di rintracciarlo e arrestarlo con l’accusa di tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia.

La Procura di Velletri, guidata da Francesco Prete, ha già chiesto la convalida della custodia in carcere, certa di aver un quadro probatorio ormai chiarissimo.

Lui, il 25enne molisano, non avrebbe negato le proprie responsabilità nel pestaggio della piccola Alice. Si sarebbe però difeso sostenendo di aver agito in preda ad un raptus, scatenato dal pianto disperato della piccola.

I vicini di casa avrebbero raccontato, però, che da diversi giorni da quella casa provenivano urla e lamenti, forse il risultato di altre botte riservate alla piccola e ai suoi fratelli.

Per questo l’equipe medica che ha in cura Alice avrebbe effettuato su di lei il drug test per verificare se, eventualmente, le siano state somministrate anche delle sostanze. In corso accertamenti sui fratellini per scongiurare che siano stati vittime anche loro di maltrattamenti. Federico Zeoli sarebbe considerato un soggetto violento. Per questo non avrebbe dovuto essere lì, da solo, con quei bambini indifesi.

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