Il portavoce alla Camera del Movimento 5 Stelle ha partecipato al tavolo al Mise nel corso del quale la società emiliana sembra aver messo una pietra sopra al progetto, alle speranze e alle opportunità di occupazione


CAMPOBASSO. “Seguo la vicenda Gam da ormai 8 anni e di momenti difficili ne ho visti tanti, ma a situazioni così estreme davvero non ho mai assistito. Gli accordi sottoscritti presso il Mise nel febbraio 2017 con la Giunta Frattura, tra mille dubbi, cadono miseramente oggi con la Giunta Toma. Oggi non ha però senso parlare di responsabilità politiche, piuttosto invito tutti ad una bella azione corale di responsabilità”. Parola di Antonio Federico, portavoce alla Camera del Movimento 5 Stelle che ‘racconta’ la drammatica riunione al Mise che sembrerebbe aver messo la parola fine alla filiera avicola in Molise.

Di fatto, è la stessa Amadori a mettere una pietra sopra al progetto, alle speranze dei lavoratori e di una terra che cerca di risorgere attraverso il lavoro che non c’è nemmeno all’orizzonte.

Il gruppo Amadori rinuncia a completare la filiera avicola in Molise – si legge in un lancio dell’Agi – . La società emiliana, che ha già riavviato l’incubatoio, grazie a 3,6 mln del Psr, puntava a rilevare il macello dell’azienda pubblica di Boiano, dichiarata fallita ma, ‘il bando del tribunale questo non lo permetterebbe’. Amadori si era impegnata a creare nella ventesima regione ‘il pollo di alta qualità’ attraverso un investimento complessivo di 45 mln di euro che avrebbe permesso di reintegrare quasi tutti i circa 300 dipendenti della ex Gam. Oggi, il gruppo Amadori rileva che il bando per la vendita delle strutture che avrebbero dovuto ospitare i laboratori di lavorazione delle carni ‘contiene troppe criticità’. Tra queste, l’impianto di depurazione che si trova nell’area di un’altra azienda chiusa”.

Finirà così? Antonio Federico non nasconde la difficoltà del momento, che si comprende bene anche dallo sguardo attonito che viene catturato in una foto in chiaroscuro, come la vicenda della Gam del resto. Foto scattata mentre al Mise si affrontava la vicenda.

Ipotesi di rilancio, speranze e poi in pochi minuti crolla tutto. C’è Francesco Berti, nella foto postata dall’onorevole, “ intento a sfogliare pagine di documenti”. E’ il direttore generale di Amadori. Sulla sinistra Antonio Federico, “completamente stordito dalle parole appena ascoltate”.

Il dg di Amadori spiega che dei 240 lavoratori ex Gam, solo in 32 hanno risposto alla chiamata per le candidature per una posizione lavorativa presso l’incubatoio riattivato a gennaio a Bojano (30 unità che potrebbero diventare 60). E poco dopo lo stesso Berti comunica la notizia che nessuno avrebbe voluto ascoltare: “il gruppo Amadori non ha più intenzione di investire nella filiera avicola molisana perché il bando del Tribunale di Campobasso è risultato tardivo, al di sopra delle possibilità di investimento e con caratteristiche tali da far mancare i requisiti previsti negli accordi sottoscritti tra le parti. Agricola Vicentina annuncia così di voler andar via, gettando nello sconforto tutti i presenti” scrive Federico a commento della foto.

Una azione corale di responsabilità, questo auspica il portavoce del Movimento 5 Stelle che declina i prossimi passi da fare.

“Innanzitutto c’è da mettere in sicurezza il reddito di tante lavoratrici e lavoratori a cui il 4 maggio scadrà la cassa integrazione”. In queste ore, tra l’altro, il ministro Di Maio ha firmato il decreto di assegnazione delle risorse per gli ammortizzatori sociali in area di crisi complessa, tra cui c’è anche il Molise. “Non tutto è perduto da questo punto di vista, ma c’è bisogno di serietà. Oggi più che mai bisogna crederci” continua Federico. “Non so se Agricola Vicentina abbia ormai chiuso ad ogni possibilità, ma credo che ora la Regione debba caricarsi la responsabilità di accompagnare ad una risoluzione positiva la questione, come previsto tra l’altro nell’accordo del 2017. Il contratto di sviluppo è stato approvato, così come già concordato è il cofinanziamento; Agricola Vicentina ha inoltre già investito oltre 8 milioni di euro tra acquisto Lotto 1 e avvio dell’incubatoio. I lavoratori devono però oggi aderire con maggiore decisione agli accordi che loro stessi hanno sottoscritto poco più di due anni fa, perché ne va del potere contrattuale che si potrà esprimere ai prossimi tavoli istituzionali nei confronti dell’azienda. Voglio credere che non sia ancora stata messa la parola ‘fine’ alla nostra filiera avicola”.

lucsam

 

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