Il ricorso contestava la ripartizione del fondo di solidarietà, erogato sulla base del fabbisogno storico. Il Viminale dovrà documentare entro 30 giorni il proprio provvedimento, che tra l’altro, per legge, sarebbe spettato alla Presidenza del Consiglio. L’istanza cautelare sarà discussa il 2 ottobre


ROMA. Con un’ordinanza del Tar del Lazio del 24 maggio, il tribunale è intervenuto sulla questione dei 60 Comuni – assistiti dall’avvocato di Campobasso Salvatore Di Pardo – si erano visti tagliare i fondi per i servizi essenziali con un comunicato stampa del ministro dell’Interno Matteo Salvini. I giudici amministrativi chiedono al ministro di fornire entro i prossimi trenta giorni una “documentata relazione sui fatti di causa, nella quale siano indicati gli eventuali atti presupposti sulla base dei quali il Viminale ha adottato la nota impugnata con il ricorso in epigrafe”. Nuova udienza per la trattazione dell’istanza cautelare è fissata al 2 ottobre 2019. Ma intanto i Comuni assistiti da Di Pardo segnano un importante punto a loro favore, visto che la decisione di Salvini, in realtà, sarebbe spettata a Palazzo Chigi. Come riferisce l‘Huffington Post, il tribunale amministrativo, con provvedimento d’urgenza, ha ordinato al ministro dell’Interno di spiegare entro e non oltre trenta giorni sulla base di quali presupposti ha determinato e ripartito fra i quasi ottomila Comuni italiani le somme del Fondo di Solidarietà, con un semplice comunicato stampa. La legge attribuisce alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il compito di ripartire annualmente fra i circa ottomila Comuni italiani le risorse necessarie per l’erogazione dei servizi pubblici essenziali (istituire asili nido e altri istituti di istruzione, assicurare i trasporti locali, garantire assistenza sociale, ecc.). La ripartizione viene effettuata sulla base del fabbisogno di ciascun Comune verificato in via preventiva di anno in anno, ma quest’anno non è andata così. Nessun decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri ma, al suo posto, un semplice comunicato del Ministro dell’Interno. Il fondo dei Comuni risulta sorprendetemente decurtato di oltre 500 milioni di Euro, di cui – sostiene Di Pardo – risulta oscuro l’utilizzo, e le rimanenti risorse vengono ripartite secondo criteri che non solo non corrispondono ai fabbisogni dei singoli Comun,i ma sono anche in contrasto con quanto a novembre lo Stato e la Commissione Tecnica dei Fabbisogni Standard avevano rilevato. Tutti i Comuni risultano così fortemente penalizzati ma soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni non ricevono sufficienti risorse per garantire servizi essenziali”.

Emblematico il caso di Riccia, naturalmente tra i ricorrenti. Pur avendo 96 bambini di età compresa fra i 0 e 2 anni (fonte ISTAT) vede individuato un fabbisogno zero e dunque non gli viene ripartita alcuna risorsa per l’istituzione degli asili nido. Questo perché la ripartizione non viene fatta completamente sulla base del fabbisogno reale, ma di quello storico. In pratica, ai Comuni viene dato quanto storicamente era stato erogato negli anni precedenti.

 

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