HomeNotizieCRONACAOmicidio in corsia: trent’anni all’infermiera killer

Omicidio in corsia: trent’anni all’infermiera killer

Dura sentenza del gup del tribunale del capoluogo pentro per Anna Minchella, l’infermiera 46enne considerata responsabile della morte di Celestino Valentino, 76enne di Pratella ricoverato presso l’ospedale SS Rosario di Venafro. I fatti risalgono al giugno del 2016. La difesa annuncia già il ricorso in Appello


ISERNIA. Trent’anni di carcere e circa mezzo milione di risarcimento in favore delle parti civili per Anna Minchella, l’infermiera 46enne che il 22 giugno del 2016 ha ucciso, con un’iniezione di acido cloridrico, il 76enne di Pratella Celestino Valentino, mentre era ricoverato in ospedale a Venafro.

Un omicidio in corsia, scatenato verosimilmente da un sentimento di vendetta maturato dalla donna nei confronti di una sua collega, figlia del pensionato, a seguito del trasferimento per riduzione dell’organico dal presidio sanitario SS Rosario al Veneziale di Isernia.

Il gup del tribunale del capoluogo pentro, Arlen Picano, avrebbe di fatto accolto l’istanza del procuratore Carlo Fucci, considerato lo sconto di un terzo della pena con rito abbreviato. Il procuratore del capoluogo pentro aveva infatti chiesto l’ergastolo.

Il giudice ha riconosciuto tutte le aggravanti del caso, nello specifico: l’uso di sostanze venefiche, la crudeltà e l’azione nei confronti di una persona indifesa.

alfredo ricciLa decisione nel primo pomeriggio di oggi. Con sollievo dei familiari della vittima che confidavano in un simile pronunciamento.
Ed ecco che Alfredo Ricci, avvocato di parte civile, ha parlato di sentenza tecnicamente giusta. “Ci aspettavamo la condanna – ha commentato a caldo – poiché abbiamo ritenuto che gli elementi emersi durante le indagini e la perizia psichiatrica fossero inequivocabili. C’è stata molta emozione in aula dopo la lettura del dispositivo. Questo non restituisce evidentemente alla famiglia la vita del signor Celestino, lo diceva la moglie. Però c’è giustizia anche in Italia. La sentenza – ancora Ricci – è giusta anche nelle pene accessorie, come l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la sospensione della potestà genitoria e la pubblicazione dell’estratto della sentenza. Un ringraziamento da parte della famiglia va anche agli investigatori, ai carabinieri del Nucleo operativo di Venafro e alla procura”.

marciano moscardinoDi altro tenore le parole del legale dell’imputata, Marciano Moscardino, pronto a impugnare la sentenza. “Lo sforzo della difesa – ha dichiarato – è stato quello di evidenziare al giudice dei fatti e soprattutto di insinuare il tarlo del dubbio. Noi nutriamo, infatti, ancora dei dubbi in ordine alla responsabilità della Minchella. Il gup ha invece ritenuto che non ci fossero. Non c’è stato l’ergastolo, così come richiesto dalla pubblica accusa. Chiaramente – ha aggiunto – non si può esprimere soddisfazione per un processo comunque pervaso dal dolore da parte di tutti. Aspettiamo ovviamente le motivazioni. Per noi ci sono dei validi motivi per ricorrere in Appello”.

Il giudice ha stabilito il deposito della sentenza entro 90 giorni.

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