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Ulisse Di Giacomo: punto nascita chiuso, colpe che vengono da lontano. E non sono di Giustini

Il già assessore regionale alla Sanità spiega la cronologia degli eventi che hanno portato al decreto del commissario ad acta: ha solo applicato la legge, se non lo avesse fatto sarebbe stato accusato di omissione di atti d’ufficio


CAMPOBASSO. Immaginabile che la chiusura del Punto Nascite del San Timoteo creasse non poche fibrillazioni politiche. E anche Ulisse Di Giacomo, che di Sanità ne mastica da parecchio sia per la professione che svolge sia per i ruoli istituzionali ricoperti, ha una opinione in merito alle decisioni assunte ieri sera con decreto dal Commissario ad acta.

“Premetto che sono assolutamente contrario alla chiusura del punto nascita di Termoli e sono al fianco delle donne del Basso Molise. Detto questo, bisogna cercare le responsabilità dell’ accaduto”.

La cronistoria dei fatti parte, secondo Di Giacomo, dal 4 agosto 2014: “la Conferenza delle Regioni approva il regolamento di applicazione del Decreto Balduzzi, secondo il quale un punto nascita può esistere solo se dimostra di registrare non meno di 500 nascite all’ anno. È lo stesso regolamento, per intenderci, che stabilisce che possono avere una struttura di cardio-chirurgia o di neuro-chirurgia solo le regioni con una popolazione superiore ai 600.000 abitanti.

Bene, cioè male. Frattura, come è noto, non si presentò a quella riunione dove sarebbe stato sufficiente che un solo presidente di regione avesse votato contro per impedire che il provvedimento passasse (così come fece il Presidente della Basilicata). Non contento, Frattura fece inserire i POS 2016/2018 nella legge finanziaria e i POS divennero così legge di stato.

A questo punto c’era un solo modo per modificare lo stato delle cose: la regione avrebbe dovuto chiedere al Governo una deroga al Decreto Balduzzi, adducendo i motivi perché a Termoli dovesse rimanere il punto nascita. Non è successo, e il Commissario Giustini non ha potuto fare altro che rispettare una legge dello stato emanando il decreto di chiusura. Se non lo avesse fatto, visto che i POS 2016/2018 sono tuttora in vigore e sono legge, si sarebbe reso colpevole di omissione in atti di ufficio. Adesso c’è un solo modo per recuperare questo stato di cose: reinserire il punto nascita di Termoli nei nuovi POS 2019/2021 ( compatibilmente con la disponibilità di reperire pediatri e ginecologi) e tornare a chiedere la deroga al Governo.

Tutto il resto, mi spiace dirlo, sono chiacchiere al vento…”

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