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Neonati e future mamme a rischio sicurezza: ecco perché chiude il Punto Nascita

La governance dell’Asrem e la struttura commissariale fanno chiarezza sul provvedimento firmato ieri che di fatto ha chiuso il Punto Nascita di Termoli. Ma l’incubo non è finito: il subcommissario Ida Grossi riferisce che gli obiettivi nazionali sono di innalzare il numero di parti a 1.000 l’anno, in contraddizione con le nascite che, in tutta Italia, sono in calo


CAMPOBASSO. C’è la governance Asrem e la struttura commissariale, ma anche il risk manager dell’Azienda sanitaria regionale, Gabriella Ruzzi. L’esigenza è quella di informare i cittadini correttamente, per spiegare loro – attraverso la stampa – che la chiusura del Punto Nascita del San Timoteo di Termoli è un atto doloroso ma improcrastinabile, è un fatto che arriva da lontano e che non poteva più essere rimandato.

Il venire meno delle esigenze di sicurezza, per i nascituri e per le donne che si apprestano a diventare mamme, è all’origine della decisione finale. Chiudere, sospendere l’atto finale – quello del parto appunto – perché non sono garantiti gli standard che rendono quel momento sicuro, al riparo da complicazioni che, purtroppo, possono arrivare.

Se a questo si aggiunge la cronica carenza di medici, pediatri e neonatologi in primis, l’attività in sicurezza è assolutamente compromessa e “non possiamo permetterci di far rischiare nulla, né alle pazienti né ai nascituri”, rimarca il sub commissario Ida Grossi. Il limite del numero dei parti, poi, fissato a 500 e mai raggiunto dal Punto Nascita di Termoli, che nell’andamento trimestrale ha evidenziato la tendenza a scendere anziché salire, rappresenta un ulteriore tessera di un puzzle difficile da ricomporre come si vorrebbe.

Limite che non sarà nemmeno più fissato a 500 l’anno, come ha rimarcato la Grossi visto che si parla già di aggiornare la soglia a 1000: in contraddizione con il numero delle nascite a livello nazionale, che scende, il criterio dei parti si sposta invece sempre più in alto.

“Il problema del punto nascita è pregresso – spiega il generale Angelo Giustini, commissario ad acta – e in questi mesi abbiamo avuto sollecitazioni ribadite anche dal Tavolo tecnico. Il lunedì eravamo in riunione ministeriale e ci hanno chiesto a che punto eravamo con questo provvedimento. Un dolore mettere quelle firme – confessa il commissario ad acta – abbiamo fatto un ulteriore tentativo, ma la risposta è stata ‘procedete’. E così ieri abbiamo sottoscritto il provvedimento”.

L’Asrem spiega nel dettaglio i motivi della decisione, dolorosa ma indispensabile. Perché si è arrivati alla chiusura? “Il Comitato Percorso Nascita Nazionale ha richiesto alla Regione Molise di procedere alla chiusura del Punto nascita di Termoli in ragione del numero di parti al di sotto dello standard minimo di sicurezza, sulla base di evidenze scientifiche. Un board di specialisti ginecologici, pediatri neonatologi ha individuato e fissato tale standard al fine di garantire prestazioni sicure e di qualità.  Tale richiesta, ribadita e confermata dai Ministeri della Salute e di Economia e Finanze, ha reso non più procrastinabile, per la Regione procedere ad adempiere alle richieste ministeriali.

Inoltre, nonostante siano state attuate tutte le previste e possibili procedure concorsuali, di stabilizzazione e mobilità, malgrado l’impiego di istituti contrattuali alternativi, la strutturale e sistemica carenza di personale sanitario nell’intero ambito aziendale della rete integrata materno-infantile, ha assunto, presso il presidio ospedaliero di Termoli, dimensioni di criticità tali da non consentire di continuare ad assicurare il rispetto anche degli altri irrinunciabili e prioritari standard operativi e di sicurezza relativi all’assistenza ostetrica e pediatrico/neonatologica”.

Partorire in condizioni in cui i requisiti essenziali non ci sono, rappresenta un rischio per le donne e i bambini “e di questo la popolazione deve prendere coscienza”, dicono ancora dall’Azienda sanitaria regionale.

Le future mamme non saranno lasciate sole, al San Timoteo non si potrà più partorire, ma è già operativo il percorso di accompagnamento alla nascita, sono state potenziate le attività ambulatoriali quindi visite, ecografie e diagnostica pre-natale, monitoraggio pre-parto e controlli post partum. Inoltre, “continueranno ad essere garantite presso il Pronto Soccorso 24 ore su 24 le consulenze urgenti da parte del personale specialista in Ostetricia e Ginecologia e di operatrici ostetriche che, sulla base della situazione clinica, assicureranno il trasferimento assistito verso il punto nascita appropriato nell’ambito della rete aziendale integrata materno-infantile”. Fuori regione.

Rimarrà attiva e completamente operativa la unità operativa di Pediatria, al fine di assicurare 24 ore su 24, le consulenze urgenti presso il Pronto Soccorso nonché l’assistenza in regime di ricovero ai pazienti in età pediatrica.

Ma partorire a Termoli non sarà più possibile dal primo luglio 2019.

 

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