Il professore di storia contemporanea nel mirino della critica nazionale dopo il suo commento apparso sulla pagina della Meloni


CAMPOBASSO. “Ha ragione Giorgia Meloni, la Sea-Watch va affondata. Quindi Sea-Watch bum bum, a meno che non si trovi un mezzo meno rumoroso”. Con questo commento pubblico del docente Unimol Marco Gervasoni si è alzato un vespaio di polemiche non di poco conto. Prevedibile, considerando il ruolo del commentatore, professore di Storia contemporanea nell’Ateneo molisano. Sulla questione si sono interessati anche giornali nazionali come ‘La Repubblica’ che ha riportato sulle proprie pagine l’indignazione delle varie parti politiche e associative. Non una bella pubblicità per l’Università degli studi del Molise che certamente avrebbe fatto volentieri a meno di questa vetrina non proprio edificante.

Proprio per tale motivo l’Unimol ha avvertito l’esigenza di dire la sua sulla vicenda. “Rispondendo alla preoccupazione di alcuni rappresentanti della società civile e a quella espressa in questi giorni da numerosi esponenti della comunità accademica – scrivono dall’ l’Università degli Studi del Molise – si ribadisce che, in quanto ente pubblico di ricerca e formazione, non si identifica nelle posizioni politiche di nessuno dei suoi docenti.

Dei propri docenti rispetta la libertà d’opinione – sottolineano dall’Ateno- ma li richiama, come recentemente avvenuto, al rispetto dei valori costituzionali e ad atteggiamenti consoni alla deontologia del docente universitario, che deve offrire strumenti conoscitivi per comprendere e affrontare, anche con vedute divergenti, la complessità di situazioni nelle quali si intrecciano e confliggono interessi contrastanti e differenti piani normativi.”

Insomma l’Unimol si dissocia facendo una leggera tirata d’orecchie al docente che, in ogni caso, avrà la possibilità di spiegare ai suoi studenti la sua uscita pubblica, magari tenendo sempre in mente una frase celebre del filosofo tedesco Immanuel Kant il quale affermava come “lo studente non deve imparare dei pensieri, ma a pensare” e chissà se nelle sue lezioni di storia contemporanea questo esercizio gli riesca meglio della sua attività da opinionista ‘social’.

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