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Colpo ai clan pugliesi della droga, misure cautelari anche il Molise

24 gli arresti eseguiti alle prime luci di oggi e sequestro di beni per oltre 2 milioni di euro. L’operazione è coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari


FOGGIA/CAMPOBASSO. Blitz all’alba di oggi della Squadra Mobile di Foggia e della Guardia di finanza per sgominare un traffico di stupefacenti e armi, legato ai clan malavitosi, in particolare a quello dei ‘Montanari’, i Li Bergolis, attivo nel Gargano, e quello lucerino dei Bayan/Papa/Ricci.
E il Molise, come l’Abruzzo e chiaramente la Puglia, figura tra i territori in cui agivano spacciatori e clienti e dove sono scattati provvedimenti.
24 i soggetti nei confronti dei quali sono state eseguite stamani, su disposizione del gip del Tribunale di Bari, ordinanze di custodia cautelare: in 13 sono finiti in carcere e 11 ai domiciliari. Tra gli indagati finanche due esponenti della ‘ndrina calabrese.
Le indagini sono coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Ingenti sequestri di beni, cui si è proceduto in collaborazione con lo SCICO delle Fiamme Gialle.

Le investigazioni, – si apprende dall’Agi – consistenti in intercettazioni telefoniche e ambientali corredate da attività di osservazione, controllo e pedinamento svolte in contesti territoriali proibitivi, hanno ricostruito la fitta rete di pusher-clienti pugliesi, molisani e abruzzesi nei cui confronti gli esponenti del ‘clan lucerino’ smerciavano quasi quotidianamente significative quantità di sostanze stupefacenti di vario genere. Le indagini, oltre a disvelare l’intenso traffico di droga su scala nazionale, ha rivelato la disponibilità di armi da parte dei Li Bergolis: infatti, sono state sequestrate tre pistole semiautomatiche, un silenziatore e trentasei cartucce.
Non si esclude che tali armi potessero servire ad affermare e consolidare l’egemonia criminale del clan nel territorio garganico, in cui operano plurimi gruppi delinquenziali frammentati in continuo conflitto tra loro per la spartizione delle zone in cui esercitare le proprie attività illecite e privi di un forte, indiscusso vertice aggregante.

In parallelo alle attività “classiche” di polizia giudiziaria, necessarie ad acquisire i riscontri finalizzati a corroborare il quadro accusatorio nei confronti degli indagati, con la collaborazione degli specialisti del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza sono state altresì condotte sofisticate investigazioni economico-finanziarie tese a ricostruire tutte le posizioni economico patrimoniali riferibili ai soggetti indagati e ad altri che fungevano da prestanome per i negozi giuridici relativi ai beni indirettamente posseduti dagli indagati. Ciò ha permesso di sottoporre a sequestro beni risultati nella disponibilità degli indagati per un valore complessivo di 2 milioni di euro, consistenti in 10 immobili, 3 autovetture, 2 aziende operanti nel settore del commercio di autoveicoli e 63 rapporti finanziari.

 

 

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