Le parole del primario del Pronto Soccorso dell’ospedale Veneziale di Isernia, coinvolto in una vicenda giudiziaria, che più volte ha denunciato le cattive condizioni lavorative per gli operatori della sanità in Molise
ISERNIA. Rinviato a giudizio nei giorni scorsi per abbandono di paziente, torna sull’argomento per ‘lanciare’ una riflessione sulla sanità in Molise. O meglio su quella che, a suo avviso, è la mala gestione del settore da parte degli organi competenti, con evidenti ricadute sul personale che quotidianamente opera in prima linea a servizio del cittadino.
A parlare è il primario del Pronto Soccorso dell’ospedale Veneziale di Isernia Lucio Pastore, da anni impegnato nella lotta pro-sanità pubblica: “Se dovesse passare il concetto giuridico – dice – che un’amministrazione ti può mettere in condizioni disastrose di lavoro, si denunciano più volte queste condizioni dimostrandone la pericolosità, si assiste il paziente per quello che è possibile fare in contesti da tempesta perfetta con pochi mezzi rispetto ad una massa enorme di pazienti, anche con patologie gravi, ma tuttavia chi assiste pazienti in queste condizioni è ritenuto l’unico responsabile di non si sa nemmeno che cosa, visto che non si è voluto neppure procedere ad autopsia per accertare la causa del decesso, come richiesto dal medico legale di parte, allora significa che il potere ha raggiunto un grado di impunità senza limiti.
Questo rinvio a giudizio – prosegue con affondo il noto medico – è emblematico di un potere che decide ma non è mai responsabile. Ti tolgono personale e posti letto per cederli a privati convenzionati, ti mettono in difficoltà per svolgere il tuo lavoro ma non sono mai responsabili. L’unico ad essere stato rinviato a giudizio dal giudice sono io. Il giudice ha ritenuto che non ci siano altri eventuali soggetti responsabili di non si comprende bene quale reato. Se questo concetto dovesse passare – conclude – diventerà sempre più difficile lavorare in un ospedale italiano e non sarà neppure sufficiente muoversi con atteggiamenti da medicina difensiva. Ogni medico potrà diventare vittima sacrificale del potere”.
I fatti contestati risalgono al 27 gennaio del 2017 e riguardano il decesso di una 77enne di Sant’Agapito, giunta nel reparto di urgenza dell’ospedale Veneziale in condizioni critiche e morta per arresto cardiocircolatorio mentre era ancora sottoposta ad accertamenti medici. Quel giorno in servizio, tra gli altri, c’era anche il dottor Lucio Pastore, subentrato ad un collega al cambio turno. La prima udienza del processo si terrà il 17 aprile.
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