“Sono un patrimonio comune a tutti legalmente acquistato”, dicono da Downing Street; “Si tratta di un furto”, rispondono da Atene. Ma la disputa è di lunga data
Apparentemente agli inglesi piace molto l’idea di sovranità nazionale, tranne quando questa afferisce al patrimonio culturale di uno Stato estero. In questi giorni infatti il governo britannico ha affrontato la discussione sull’eventuale ritorno in Grecia delle sculture del Partenone, circa la metà di un fregio di 160 metri che ne adornava il tempio del V secolo a.C. Si tratta di opere antiche quindi di 2.500 anni, rimosse da Atene dal diplomatico britannico Lord Elgin all’inizio del XIX secolo, quando la Grecia era sotto il dominio turco ottomano. Un regolare acquisto tramite contratto legale, dice il governo inglese. Un furto, ha invece sempre denunciato il governo ellenico. Ma il British Museum rifiuta qualsiasi rivendicazione: quei marmi resteranno in terra di Albione.
La questione è tornata alla ribalta quando è trapelata, in questi giorni, una bozza del mandato negoziale dell’Unione Europea nella quale la restituzione dei tesori sembrava essere inclusa negli accordi sulla Brexit: ma Atene ha subito preso le distanze da questa indiscrezione, con il portavoce del governo Stelios Petsas che ha dichiarato come la Grecia manterrà la sua campagna per il ritorno delle opere e prenderà in considerazione quali strumenti potrebbero essere efficaci per il sostegno della causa. Riguardo alla diffusione non veritiera della bozza, un portavoce di Downing Street ha detto – come riportato da La Repubblica – che “l’Unione europea sta ancora completando il proprio mandato, l’accordo sulla restituzione delle opere è attualmente una bozza e non sarà discusso né ora né il mese prossimo. La posizione del Regno Unito sulle sculture del Partenone rimane invariata: sono responsabilità legale del British Museum. Argomento che non può essere discusso nell’ambito dei negoziati commerciali”.
Una disputa di lunga data, quella tra Gran Bretagna e Grecia: la richiesta di restituzione risale infatti all’indipendenza greca, nel 1832. Il British Museum di Londra da allora si è sempre rifiutato di restituire le sculture, sostenendo che “fanno parte di un patrimonio comune a tutti”. Le negoziazioni inizieranno all’inizio di marzo ma già il mese scorso il ministro della Cultura greco aveva dichiarato che Atene avrebbe intensificato i suoi sforzi aspettandosi l’appoggio dell’Europa sulla questione.
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