HomeNotizieCULTURA & SPETTACOLISuggestivo e commovente: la recensione de ‘Il teorema Falcone’ di Salvatore Mincione

Suggestivo e commovente: la recensione de ‘Il teorema Falcone’ di Salvatore Mincione

Confrontarsi con due figure storiche così amate, diventate ormai iconiche, non era facile: ma i ragazzi di Cast vincono la scommessa guidati dal loro poliedrico regista


ISERNIA. Falcone e Borsellino sono due figure iconiche per la storia italiana, e non solo. La loro lotta, quasi al limite dell’ossessione, contro Cosa Nostra ha consentito alla giustizia di raggiungere dei risultati storici che, forse, spesso vengono dimenticati. Non è mai facile, quindi, confrontarsi con figure di questa altezza, in nessuna forma. Ma i ragazzi della Compagnia Cast di Isernia, guidati dal loro poliedrico regista Salvatore Mincione, hanno vinto questa enorme scommessa proprio ieri sera, al debutto de ‘Il Teorema Falcone’, scritto e diretto da Mincione, con Giovanni Gazzanni e Luigi Giannini nei ruoli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ed Elio Musacchio in quello del collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta.

Il testo, nelle intenzioni dell’autore, vuole essere un tributo a un uomo che si definì ‘servitore dello Stato’, quello stesso Stato che lo tradì. Si parte dall’omicidio di Stefano Bontate per arrivare fino alle terribili stragi di Capaci e via D’Amelio, attraverso contributi visivi, immagini d’epoca e diapositive. La Mafia, con i suoi protagonisti eccellenti – Provenzano, Riina, Calò, i Greco, i palermitani, i corleonesi – diventa metafora del potere, che si fa Stato dove lo Stato è inesorabilmente assente, che diventa politica nelle sue azioni, trasformandosi in una soluzione alternativa al sistema democratico ma rappresentando al tempo stesso un pericolo per la democrazia. Memorabile in questo senso la battuta che Mincione fa recitare al suo Falcone, un uomo integerrimo ma ossessionato, lucido nella sua consapevolezza di andare incontro a morte certa mettendosi a confronto con la spietatezza quasi chirurgica di un’organizzazione che prima o poi lo ucciderà: “Opporsi alla mafia è un atto politico”. Gazzanni mette in scena un ‘difensore dello Stato’ che, nonostante le sue paure e i suoi dubbi, è andato avanti fino in fondo, spalleggiato dall’ottimo Borsellino di Giannini: un collega, un compagno, ma soprattutto un amico, lui che “è arrivato sempre secondo” ma senza il cui supporto l’intera operazione non sarebbe stata possibile. Brilla l’interpretazione di Musacchio, che rappresenta Buscetta come un uomo finito, senza più nulla da perdere, ma proprio per questo ancora più pericoloso, determinato, anche strafottente, simbolo però della più grande vittoria dei due magistrati – ovvero la collaborazione dei pentiti, così importanti nella ricostruzione dei fili di quell’imponente ragnatela chiamata Cosa Nostra. Il sapiente gioco di luci costruito da Mincione e gli intermezzi multimediali contribuiscono a creare un’atmosfera a metà tra il documentario e il ricordo, dove i tre personaggi – pur muovendosi pochissimo in scena – con momenti mirati e simbolici riempiono i ‘vuoti’ e costruiscono relazioni solidissime.

Memorabile in tal senso un gesto che può passare in secondo piano, ma che in realtà sottolinea come tra Falcone e Buscetta, epitomi dello Stato e della Mafia ma pur sempre uomini, due facce di una stessa medaglia, ci sia molto più di quanto appaia: in uno dei primi interrogatori, il pentito chiede una sigaretta e il magistrato, invece di offrirgliene semplicemente un pacchetto nuovo o una stecca, decide di regalargli il suo, iniziato, senza trattarlo come un carcerato. Un gesto realmente accaduto, con il quale Falcone, senza saperlo, conquista la fiducia di Buscetta – come ricordato dallo stesso pentito in più di un’occasione – dimostrando di essere prima di ogni altra cosa una persona, e poi un funzionario dello Stato. Il testo si prende i suoi tempi, e dopo un inizio mitragliante rallenta nella parte centrale, dilatando sui momenti clou, arrivando a toccare le responsabilità nella trattativa Stato-Mafia di nomi come Giulio Andreotti e Marcello Dell’Utri. Emozionante poi il finale, sul quale non diremo nulla di specifico per non rovinarne l’effetto emotivo: basti solo dire che in molti, dopo l’ora circa di spettacolo, sono usciti dalla sala del Proscenio trattenendo a stento la commozione.

Dopo il debutto presso il Nuovo Teatro Il Proscenio in corso Risorgimento, nei locali del Centro del commercio e degli affari di Isernia, lo spettacolo andrà in replica sabato 7 marzo alle 21 e domenica 8 alle 18.

La compagnia Cast continua il suo progetto di un’offerta culturale completa e varia, con tante ospitate ‘vip’ – da Corrado Taranto, Ernesto Mahieux al recentissimo Federico Perrotta – e i grandi successi de ‘Il professor Bellavista’ e di ‘E Nepute d’o Sindaco’, riscuotendo continui sold out. Il costo del biglietto singolo è di 8 euro, per dieci spettacolo 70€, mentre per l’intera rassegna 80€. Per informazioni si possono contattare i numeri 3396801542 (Giovanni) e 3392694897 (Salvatore).

Pietro Ranieri

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