Il giovane, tornato da Milano a inizio marzo, a quanto pare si era segnalato, ma bisogna accertare se sia stato in quarantena. Controlli sui familiari e sui conoscenti e intervento di sanificazione all’Università del Molise, dove il 32enne era iscritto a Medicina
CAMPOBASSO. Coronavirus, paura a Campobasso dopo la conferma del primo caso accertato di Covid-19. Quello di uno studente universitario di 32 anni, tornato da Milano nel capoluogo regionale, ricoverato da ieri in isolamento al reparto di Malattie infettive del ‘Cardarelli’.
In queste ore è in corso la mappatura dei contatti che il giovane potrebbe avere avrebbe avuto in città. Con familiari e non solo. Bisogna cioè capire se lo studente, che a quanto sembra aveva segnalato il rientro dalla Lombardia ai numeri attivati da Regione e Asrem, sia stato o meno in quarantena. Ad alimentare la paura anche il post comparso ieri sera sul profilo Facebook del 32enne, nel frattempo oscurato, con notizie riguardo ad alcuni spostamenti e con centinaia di reazioni indignate.
In riunione questa mattina l’unità di crisi regionale, con il governatore Donato Toma e i vertici dell’Asrem. Il timore è per un aumento esponenziale dei contagi nella città di Campobasso.
Nel frattempo l’Università degli Studi del Molise, al quale lo studente era iscritto a Medicina (a Milano dunque non sarebbe andato in un ateneo), ad integrazione di quanto già disposto in merito alla chiusura delle sedi universitarie per la sanificazione, ha informato che oggi e domani sarà chiuso anche il II Edificio polifunzionale di via De Sanctis a Campobasso, per poter effettuare un intervento straordinario in tutti gli ambienti.
“Il ragazzo risultato positivo al Coronavirus – ha intanto dichiarato all’Ansa il direttore generale dell’Asrem Oreste Florenzano – si era segnalato, aveva contattato in un secondo momento i numeri telefonici ‘dedicati’ per chiedere una maggiore assistenza ed era stato visitato da operatori del 118″.
“Il medico – ha aggiunto il manager – non ha ritenuto che i sintomi fossero tali da richiedere un ricovero in Malattie infettive e per questo il ragazzo è rimasto in sorveglianza domiciliare. Poi, autonomamente ha deciso di recarsi in ospedale, dove c’’è la tenda del pre triage, che allo stato attuale non era operativa. Ma il personale del Pronto soccorso aveva gli strumenti adeguati per gestire anche questo specifico caso. Non c’è stato, dunque, alcun inquinamento dell’ospedale, grazie anche alla solerzia e alla diligenza degli operatori e del responsabile del 118″.
Florenzano ha anche precisato che è stata ricostruita la catena dei contatti avuti dal ragazzo: “Abbiamo posto le idonee misure”.
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