Dopo il trasloco di massa degli anziani delle case di riposo al Santissimo Rosario, il direttore generale Asrem chiarisce i termini della revisione del Piano di emergenza e spiega come, nell’attuale fase, Venafro e Larino assisteranno malati Covid a bassa intensità


CAMPOBASSO. La ‘processione degli spettri’, che ha turbato il sonno dei venafrani e dei molisani tutti, con le immagini di 18 ambulanze in arrivo da Agnone e Larino all’ospedale Santissimo Rosario di Venafro, è già un ricordo indelebile della fase di pandemia da Covid-19. Una scena da brividi, che necessita di una spiegazione esauriente. Il direttore generale Asrem, Oreste Florenzano, non si è sottratto. Senza lesinare scuse, perché qualche famiglia non è stata avvertita per tempo, nella fretta di organizzare tutto e dare spazi dignitosi a chi, in una casa di riposo, rischiava di restare abbandonato a se stesso, privo di assistenza.

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toma florenzanoFlorenzano fa luce sul trasferimento di 18 anziani pazienti positivi al coronavirus, 13 provenienti dalla casa di riposo ‘Tavola Osca’ Agnone e 5 da Larino (dove erano arrivati, a loro volta, dalla casa di riposo ‘Madre Teresa di Calcutta’ di Cercemaggiore), nella tarda serata di ieri. E spiega, per quanti abbiano parlato di trattamento poco consono verso i vecchietti, di avere anch’egli genitori anziani e, dunque, di essere “il primo a desiderare che questi pazienti abbiano la migliore assistenza possibile”. Più ancora, il vertice Asrem detta i tempi di quella che sarà la riorganizzazione ospedaliera alla luce della revisione del Piano d’emergenza Asrem, dopo l’approvazione di una mozione, ieri in Consiglio regionale, che stabilisce che Larino e Venafro diventino centri per pazienti affetti dal coronavirus.

IL FUTURO DI LARINO E VENAFRO. “Saranno centri Covid a bassa assistenza – spiega Florenzano – ovvero per pazienti positivi asintomatici. In Consiglio regionale è passata una mozione che prevede anche l’articolazione di Terapia Intensiva e Malattie Infettive al Vietri, ma questa ipotesi va perseguita con il tempo necessario per poterla fare, che non è immediato. Non basta acquistare ventilatori polmonari per avere assistenza: per avere questi reparti serve tutta una struttura di supporto che attualmente è garantita nell’hub di Campobasso, perché ci sono le radiologie non tradizionali, il laboratori analisi, le emoteche e altre attività che rendono possibile gestire quel tipo di pazienti in sicurezza. Questo non esclude che un domani si possano realizzare queste cose anche a Larino e Venafro, ma in tempo di guerra bisogna garantire l’efficacia delle risposte e non si possono disperdere le risorse, perché sono limitate”.

rsa venafroLA SCELTA. Perché, dunque, la scelta di Venafro, per gli anziani delle case di riposo? “L’Asrem ha riscontrato sia casi positivi che negativi a Cercemaggiore – ha dichiarato a Telemolise – La profilassi sanitaria prevede che in questa situazione si provveda ad una separazione. Si è accertato che lì non fosse possibile, data la struttura piccola, quindi si è proceduto a verificare con le altre due disponibili: Larino e Venafro. La prima disponibilità è stata Larino, con 7 stanze, in una parte del ‘quadrilatero’ isolata dal resto. I percorsi quindi sono stati definiti e separati dalle altre ali dell’ospedale e le persone a stretto contatto con i positivi sono state tenute sotto controllo. A Larino si era trovato un accordo con la casa di riposo di Cercemaggiore: l’Asrem avrebbe fornito la struttura con il supporto sanitario e loro avrebbero invece fornito il personale d’assistenza. Si è verificato però che, all’esito della positività riscontrata, ci siano stati dei problemi gestionali, perché le persone adibite all’assistenza non hanno più assicurato questa attività – ancora Florenzano – Poi, il giorno successivo si è verificato un ulteriore problema ad Agnone, perché non si è riusciti a interloquire in maniera efficace tra l’Asrem e la casa di riposo Tavola Osca, con i gestori di quest’ultima che hanno spiegato come non fossero più in grado di gestire autonomamente la situazione addirittura riconsegnando, alle 14 del giorno dopo, le chiavi della struttura all’Asrem con tutti i pazienti dentro”. L’Asrem è quindi subentrata e, in stretto raccordo col commissario prefettizio Giuseppina Ferri, che sull’accaduto ha puntualmente informato la procura della Repubblica, ha provveduto a sopperire, ad esempio, alla mancata somministrazione della colazione la mattina della riconsegna. La priorità, dunque, era “gestire tutti questi pazienti e garantire loro la migliore assistenza possibile”.

RIORGANIZZAZIONE INTERNA: I TEMPI TECNICI. A Venafro “c’è una Rsa autorizzata (inaugurata a luglio del 2019, come da foto, ndr) e dotata da ieri di un ingresso separato – ha argomentato il direttore generale – È stata sfondata una parete per creare il percorso ad hoc, con la struttura che è stata dotata del mobilio mancante, sono stati assunti 6 infermieri e 7 operatori socio-sanitari e sono stati forniti i dispositivi di protezione individuale. Con questo personale non era possibile gestire due situazioni separate, quindi ci si è concentrati su Venafro in quanto quella struttura dispone di 20 posti. Con la collaborazione della Protezione civile nazionale che, da Roma, ha messo a disposizione dieci ambulanze, di quella regionale e dell’intera macchina organizzativa si è potuto lavorare all’intera operazione. Tutto ciò ha richiesto purtroppo del tempo e si è potuto completare solo in tarda serata”.

taglio nastro rsa venafroSTRADA OBBLIGATA. Larino e Venafro, però, non sono diventati spoke Covid: non hanno né la Rianimazione né le Malattie infettive, quindi sono privi dei requisiti per gestire i pazienti sintomatici. “Questi ospiti sono pazienti positivi e asintomatici – ha concluso Florenzano – In una situazione normale vanno isolati nel proprio domicilio, ma questo non si poteva fare perché parliamo di ospiti residenti in strutture che assistono anziani. Né possiamo trasferire tali pazienti a Campobasso, perché altrimenti toglieremmo posti di Malattie infettive per le persone che hanno sintomi. Per il virus purtroppo non c’è una cura, c’è solo una possibilità assistenziale: quando purtroppo un paziente affetto da Covid mostra sintomi gravi che necessitano di intervento lo ricoveriamo in Malattie infettive e gli forniamo la migliore assistenza possibile. Ma non possiamo togliere posti a pazienti che hanno o avranno queste necessità”.

 

Pba e Pierre

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