Ed ecco la contestazione: “Il DCA n. 26 riconoscerebbe alle strutture ospedaliere accreditate una remunerazione orizzontale, pari al 95% dell’importo corrisposto nel primo bimestre 2020, senza indicare che la corresponsione si basi sulle prestazioni effettivamente rese in favore del servizio sanitario pubblico; la modalità di rimborso, prevista sulla base di documentazione contabile presentata semplicemente con l’indicazione ‘emergenza COVID-19’, confermerebbe l’eccessiva semplificazione della rendicontazione e la volontà di stabilire un rimborso forfettario; la volontà̀ di riconoscere un rimborso fisso alle strutture interessate; con “l’elargizione di una somma del 95% non legata ad una effettiva erogazione delle prestazioni”.
Quindi la considerazione che tale scelta “potrebbe esporre il servizio sanitario regionale ad un ulteriore indebitamento”.
Le associazioni e i comitati chiedono così chiarezza e “trasparenza nell’utilizzo dei fondi pubblici”.
Poi tornano sul tema di rendere il Servizio Sanitario “universale” ed “equo”, partendo proprio dalla riorganizzazione dei servizi delle cure primarie ed intermedie, del loro potenziamento e integrazione con quelli territoriali delle ASL; rafforzamento dei Distretti come Agenzia di tutela di pazienti per i territori. Appropriatezza delle cure e l’accreditamento delle strutture sanitarie private, terzo rispetto a quello del sistema pubblico.
“Le scelte da fare – incalzano – devono prevedere un piano di investimento che preveda dei modelli da adattare ai bisogni delle persone e non viceversa, proprio per far funzionare il principio di sussidiarietà, oltre ad investimenti tecnologici e infrastrutturali. Le restrizioni del D.P.C.M dei Coronavirus nel restare a casa, avrebbero dovuto significare anche la possibilità di essere curati a domicilio in modo adeguato, non solo dei positivi al Covid-19 non ospedalizzati, ma anche ai malati oncologici, persone con disabilità, malati cronici. Iniziare quindi a dedicarsi a tutte queste persone che con l’emergenza sono state abbandonate. Si auspica – concludono – che ci sia una programmazione attenta a tutte le persone più fragili, le RSA, i disabili, malati cronici, malati di mente, immunodepressi, malati oncologici. Per poterli ulteriormente proteggere sarebbe auspicabile una campagna di prevenzione vaccinale antinfluenzale e antipneumococcica già̀ ad ottobre”.
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