HomeSenza categoriaCoronavirus, il Comitato Beni Comuni Veneziale suona la sveglia ai sindaci

Coronavirus, il Comitato Beni Comuni Veneziale suona la sveglia ai sindaci

Lettera aperta inviata a tutti gli amministratori locali, in particolare ai primi cittadini di Isernia e Campobasso. Dubbi e domande sulla condivisione della strategia adottata finora dal governatore Toma


CAMPOBASSO-ISERNIA. Una lettera aperta ai sindaci del Molise, in particolare di Campobasso e Isernia, sulla gestione dell’emergenza sanitaria da parte della Regione Molise. Dal mancato centro Covid a Larino alle carenze degli ospedali pubblici, Isernia su tutti, il Comitato Beni Comuni Veneziale interviene sul tema e pone dubbi e domande sulla condivisione o meno, da parte degli amministratori locali, della strategia del governatore Toma.

“Siamo a 5 giorni della riapertura su base regionale delle attività escluse dai precedenti provvedimenti governativi – scrivono dal Comitato – Ci piacerebbe provare entusiasmo per questa che dovrebbe essere un’ottima notizia, invece siamo certi di condividere con la maggior parte della popolazione solo un profondo senso di angoscia e uno stato confusionale che non ci allontana affatto dall’incubo in cui viviamo da mesi. Non sappiamo se la domanda è pertinente, ma viene spontanea: decide tutto il Presidente della Regione o voi, sindaci e presidenti delle province, siete partecipi alla decisione? In che misura? In che termini?”.

“Dal nostro punto di vista – continuano dal Comitato – la Provincia è un moribondo a cui è meglio non rivolgere lo sguardo per rispetto, mentre le autorità cittadine sembrano unicamente impegnate a chiudere ed aprire a giorni alterni degli spazi pubblici (in particolare le Piane) come se questi fossero parchi gioco per cittadini monelli che non sanno contenere le proprie pulsioni ludiche. Eros e Thanatos di freudiana memoria si stanno spartendo il Molise e sono evidentemente fonti di ispirazione per i decisori visto che, da un lato, in contrada Le Piane si va a caccia di coppie in atteggiamenti poco consoni per il contesto (e di recente ne è stata persino segnalata una), dall’altro i funerali sono diventati un problema filosofico ed esistenziale finendo col coinvolgere persino aspetti di ecologia umana, vedi caso del funerale rom a Campobasso. A parte l’ironia, che tanto faticosamente abbiamo imparato ad usare come arma di autodifesa e controllo, tocca però fare anche considerazioni un po’ più serie e concrete. È encomiabile come l’amministrazione delle due città, sulla spinta di attivissimi e agguerriti consiglieri ed assessori, cerchi di mantenere l’ordine e di difendere i cittadini dalle conseguenze terrificanti di una possibile diffusione del virus, tuttavia non una sola parola è stata spesa per informarci su come si intenderebbe procedere in caso di emergenza, tanto meno è dato sapere se le decisioni del nostro presidente regionale sono condivise o meno. In questo forse è contenuta la risposta alla domanda che abbiamo posto”.

“Parrebbe che aprire un Centro Covid a Larino non è materia che riguarda questa città – sottolineano dal Comitato – come anche la situazione in cui versa l’ospedale Veneziale che evidentemente non è in grado di dare servizi un minimo sufficienti già in situazioni normali, figuriamoci in caso di un aumento di contagio. Parrebbe che la nostra provincia non faccia più parte di un Molise che comincia a Bojano e finisce a Termoli. A meno che il dentino del Paleolitico non possieda poteri sciamanici in virtù dei quali abbia conferito immunità alla città della storia, sarebbe forse saggio e opportuno analizzare la situazione e prevedere le conseguenze di una scelta. Ovviamente anche l’assenza di scelta comporta degli effetti, anzi questi potrebbero essere persino più disastrosi. Il sindaco, tra l’altro è anche autorità sanitaria (art. 40 TUEL). Alla fine, possiamo capire che nella partita sanità i sindaci e i presidenti delle Province sono in panchina con un allenatore che non li ama, ma non bisogna essere necessariamente degli ultrà per essere un po’ inc..ati a causa di questo ammorbante silenzio. Profferite verbo, è d’obbligo – concludono dal Comitato – sennò sembrate solo dei guardoni in quel di Contrada le Piane”.

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