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Spaccio gestito dai clan: 5 chili di droga da vendere ogni mese e contatti con la Camorra

In una conferenza stampa dei Carabinieri ulteriori dettagli sull’operazione ‘Piazza Pulita’, con cui sono state eseguite 39 misure cautelari e sequestrati beni per un milione di euro


CAMPOBASSO. Emergono nuovi elementi dall’inchiesta ‘Piazza Pulita’ della Direzione antimafia, che la scorsa settimana ha consentito a Carabinieri e Guardia di Finanza di infliggere un durissimo colpo al traffico di sostanze stupefacenti tra Molise, Campania e Puglia, con arresti e 39 misure cautelari.

Due anni di indagini hanno permesso di accertare, tra l’altro, che soltanto nell’area di Bojano e Campobasso arrivavano ogni mese anche 5 chili di droga, principalmente cocaina, ma anche eroina e hashish, che poi veniva piazzata sul mercato. Grande offerta per una grande richiesta.

Non solo. La ricostruzione degli inquirenti ha permesso di accertare che l’insediamento da parte della Camorra in Molise era stato pianificato nei dettagli. Si è per esempio scoperto che l’arrivo dei clan è stato preparato grazie a famiglie che si erano stabilite sul territorio molisano, integrandosi sul territorio.

Il mercato della droga legato al tentativo di conquistare, grazie al riciclaggio, il monopolio della vendita del pellet in tutto il Sud Italia, azzerando la concorrenza locale. Con il disegno che si sarebbe completato, se le forze dell’ordine non fossero intervenute, con l’attacco al settore economico molisano. E con la richiesta del ‘pizzo’ a commercianti e imprenditori edili. L’obiettivo finale.

Dettagli della più grossa operazione svolta in provincia di Campobsso, forniti nella conferenza stampa del comandante provinciale dei carabinieri di Campobasso colonnello Emanuele Gaeta, del comandante del Reparto operativo colonnello colonnello Alessandro Mennilli e del comandante del Nucleo investigativo, tenente Vincenzo Di Buduo, che a fine estate lascerà il Molise, per assumdere un incarico ancora più importante nel Nord.

Nessuna delle 39 persone ricercate è riuscita a fuggire e questo è un elemento di rilievo – ha detto Gaeta – a dimostrazione della meticolosità con cui sono state fatte le indagini ed è stata svolta l’operazione, la settima in 16 mesi”.

“Stiamo svolgendo ulteriori accertamenti – ha precisato quindi Di Buduo – per rafforzare il quadro probatorio già vagliato dal Gip, in attesa del processo. Il nostro obiettivo è, come è già avvenuto con l’operazione ‘Lungomare’, col discorso associativo confermato e le prime condanne con il rito abbreviato, che venga confermato il quadro accusatorio. Il nostro lavoro non termina con due anni di indagini, ma quando i destinatari ordinanze di custodia cautelare vengono processati e vengono condannati”.

Carmen Sepede

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