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Coronavirus: maxi rimborsi alle cliniche private, il caso finisce alla Corte dei Conti

Segnalazione del Comitato Pro Cardarelli alla procura della magistratura contabile per sospetto danno erariale. Nel mirino la decisione del commissario alla Sanità Giustini di pagare il 95 per cento delle remunerazioni a Neuromed, Gemelli e altre strutture accreditate nonostante il contemporaneo fermo delle attività per l’emergenza Covid


CAMPOBASSO. Finisce all’attenzione della procura regionale della Corte dei conti il provvedimento del commissario alla Sanità Angelo Giustini che ha concesso un maxi rimborso alle cliniche private accreditate col sistema pubblico della Regione Molise.

Il comitato Pro Cardarelli, con il presidente Tommasino Iocca, ha infatti inviato una segnalazione – grazie al contributo degli avvocati Pietro Colucci, Mariano Morgese e Massimo Romano – per le valutazioni e determinazioni di competenza in merito al possibile danno erariale derivante dall’esecuzione del Decreto del commissario ad acta n. 26 dello scorso 8 aprile 2020.

Come è noto, con tale decreto è stato disposto che alle strutture private accreditate ospedaliere coinvolte nella gestione dell’emergenza Covid-19 venisse corrisposta retroattivamente, a far data dal 9 marzo e per i mesi di marzo e aprile 2020, una remunerazione mensile pari al 95 per cento dell’importo da esse maturato per le prestazioni fornite nel primo bimestre di quest’anno, da pagare sulla sola base della documentazione contabile presentata dalle stesse cliniche con indicazione ‘emergenza Covid-19’. Il tutto senza più subordinare il pagamento delle prestazioni effettivamente svolte all’analitica rendicontazione delle prestazioni effettuate, allo svolgimento delle attività di controllo amministrativo-contabile e tecnico-sanitario di cui alla normativa di riferimento e, infine, alla valutazione clinica di coerenza delle attività erogate concertata con l’Asrem, previste invece dal precedente decreto commissariale n. 22 del 23 marzo 2020.

L’iniziativa s’inquadra nel solco delle attività di monitoraggio, sollecitazione e denuncia in difesa del sistema sanitario pubblico molisano, spiegano dal comitato Pro Cardarelli, che “costituiscono finalità precipue del Comitato medesimo e che esso ha sempre esercitato con responsabilità e spirito costruttivo, nell’interesse dei cittadini molisani ad una sanità efficiente, appropriata ed universale”.

Sulla vicenda era stato proprio l’avvocato Massimo Romano il primo ad accendere i riflettori. Lo scorso 17 aprile, infatti, sul proprio profilo Facebook aveva sottolineato com “in un momento nel quale tutte le attività ospedaliere delle strutture private accreditate sono e restano sospese, la Regione corrisponderà alle stesse comunque una remunerazione mensile nella misura del 95% dell’importo del budget per ciascun mese. Il tutto sia con effetto retroattivo, a decorrere dal 9 marzo, sia in modo forfettario, cioè pagando dietro presentazione di una semplice fattura riportante l’indicazione “emergenza Covid-19”, a prescindere dalle prestazioni effettivamente erogate e dai pazienti concretamente ricoverati; una sorta di premio per la disponibilità manifestata ai fini del loro coinvolgimento nella fase emergenziale”.

“Il Decreto 26/2020 – proseguiva il legale – modifica il precedente decreto 22 che invece aveva subordinato il pagamento a una puntuale e distinta rendicontazione delle prestazioni svolte, previa trasmissione di report analitici con evidenza delle procedure correlate alla specifica attività svolta e solo a seguito dello svolgimento delle attività di controllo amministrativo-contabile e tecnico-sanitarie di cui alla normativa di riferimento, nonché conseguentemente alla valutazione clinica condotta di concerto con l’A.S.Re.M, sulla coerenza delle attività erogate. Una marcia indietro clamorosa della Regione e dei commissari del governo” concludeva Romano, che oggi si trova a sostenere questa tesi per conto del Comitato Pro Cardarelli insieme agli altri due colleghi Colucci e Morgese.

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