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L’estorsione al Vaticano con i soldi dei poveri: il mistero del broker molisano Torzi nello scandalo che fa tremare la Santa Sede

L’ex socio del governatore Frattura considerato dalla procura pontificia l’uomo in grado di tenere in pugno la segreteria di Stato fino a riuscire a estorcerle 15 milioni di euro


 

CITTÀ DEL VATICANO. Per ora si parla di mandato di cattura. Se sia fermo o arresto, a diverse ore dai fatti, neppure è chiaro. Ma nella vicenda dell’intermediazione finanziaria di Gianluigi Torzi, il broker di Termoli finito al centro dello scandalo del Vaticano nella compravendita di un immobile per 200 milioni di euro a Londra, i nodi da sciogliere sono altri. Tanti altri.

Secondo quanto ricostruito da ‘Il Giornale’, la Santa Sede non sarebbe riuscita a ottenere una piena disponibilità del palazzo di Londra nonostante l’iniziale acquisto. Di qui “l’esigenza di una intermediazione risolutiva” per la quale spunta Torzi, già socio dell’ex governatore del Molise Paolo di Laura Frattura e comproprietario della villa a Termoli comprata a prezzi di saldo e finita agli onori della cronaca regionale e in inchieste tv.

E qui il primo mistero, arrivato in concomitanza con le dichiarazioni rilasciate all’Adnkronos dall’avvocato del broker: “Non sono autorizzata a dire nulla in questo momento. Posso solo dire che il mio assistito è stato fermato per fare delle verifiche di carattere istruttorio, quindi è in stato di fermo”, ha fatto sapere l’avvocato Giovene all’agenzia. Il bollettino ufficiale del Vaticano parla di mandato di cattura. Arresto o fermo? “Con ogni probabilità, ne sapremo di più nelle prossime ore”, scrive il Giornale.

L’immobile in questione, sito in Sloane Avenue, è un palazzo di lusso di 17mila metri quadri ceduto dal finanziere Raffaele Mincione alla Santa Sede al triplo del prezzo. A investire 200 milioni di dollari sono la prima sezione ‘Affari Generali’ della Segreteria di Stato del Vaticano, Credit Suisse — la banca svizzera gestore dei fondi riservati della Curia, compreso l’Obolo di San Pietro, ovvero le offerte in denaro fatte dai fedeli — e due società dell’imprenditore Raffaele Mincione con sede in Lussemburgo, la holding Wrm e la Athena: Mincione compra il 55 per cento, il fondo vaticano prende il 45 per cento. Mincione finisce indagato dalla procura di Roma per le operazioni finanziarie. Ma questo, per ora, è solo un altro pezzo della storia.

Secondo quanto scrive il ‘Giornale’, Torzi entra in scena con la sua Gutt Sa, che aveva triangolato per la Santa Sede l’acquisto da Mincione dell’immobile di Londra al centro dell’inchiesta. Il broker molisano avrebbe “trattenuto senza farlo sapere alla Segreteria di Stato mille azioni (le uniche con diritto di voto) della società, con ciò impedendo di fatto al Vaticano (cui aveva ceduto 30mila azioni ma senza diritto di voto) di disporre del palazzo”. E qui, da figura secondaria chiamata in causa per risolvere l’impasse, Torzi – come rivela stamani in esclusiva l’AdnKronos – diventa la figura “in grado di tenere in pugno la segreteria di Stato fino a riuscire a estorcerle 15 milioni di euro”.

Per gli inquirenti dell’Ufficio del Promotore di Giustizia Gian Piero Milano e del suo aggiunto Alessandro Diddi il quadro si fa “inquietante – scrive l’agenzia – a cominciare dagli investimenti fatti dalla Segreteria di Stato nell’Athena Capital Global Opportunities Fund del noto finanziere Raffaele Mincione, dopo un analogo tentativo di business naufragato in Angola: un’operazione, quella con Athena, nata quando a capo della sezione Affari generali della Segreteria c’era monsignor Angelo Becciu, e considerata anomala dalla magistratura vaticana già solo per il fatto che si fosse deciso di finanziare il fondo, in parte, con i denari dell’Obolo di San Pietro, destinando dunque somme possedute con vincolo di scopo per il sostegno delle attività caritatevoli a vere e proprie operazioni speculative”.

La necessità di uscire da questa operazione scomoda che era costata milioni di euro al Vaticano porterà poi al ‘caso’ dell’acquisto dell’immobile di Sloane Avenue con l’intermediazione di Torzi e della sua Gutt Sa, scatenando uno dei più violenti scontri mai registrati Oltretevere e uno scambio al vetriolo tra il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, che ha definito “opaco” l’affare di Londra, e l’ex Sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu, che ha assicurato di aver sempre agito nell’esclusivo interesse della Santa Sede arrivando a evocare la ‘macchina del fango’.

Ora, come riferisce invece il ‘Giornale’, bisogna ricordare che il cardinal Angelo Becciu ha detto di non conoscere Torzi. Quando Torzi entra in scena, Becciu non è più il sostituto alla segreteria di Stato. Questo lo ha dichiarato il porporato italiano. Ma di fronte allo scontro al vertice ecclesiastico il mistero si infittisce: chi ha presentato il broker molisano agli uomini di Chiesa?

Con indagini mirate la procura pontificia avrebbe accertato ruoli e interessi dei protagonisti oltre al percorso dei “soldi dei poveri” finiti per finanziare acquisizioni – osservano gli inquirenti – di azioni per diversi milioni di dollari, la sottoscrizione di obbligazioni e perfino quella di un bond emesso da una società riconducibile ancora a Mincione per 16 milioni di dollari.

Tutte mosse che, peraltro, conclude l’AdnKronos, sarebbero “lungi dal portare un guadagno alle casse del Vaticano”, e che per gli inquirenti si sono tradotte in una perdita accertata di oltre 18 milioni di euro al settembre del 2018. Secondo gli investigatori, dietro queste spregiudicate operazioni potrebbe nascondersi “una enorme voragine nei conti della Santa Sede”.

Pba

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