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Isernia, il grido di aiuto della Lai: “Ai domiciliari senza aver commesso reati”

I 21 ragazzi del centro socio-educativo non possono ancora riprendere le loro attività a causa di problemi ordine burocratico legati a una recente determina regionale. Santoro: “Solo in Molise il lockdown non è finito”


ISERNIA. In tre sono tornati al lavoro, in quanto dipendenti della cooperativa, ma per gli altri 21 il lockdown non è ancora finito, con tutte le criticità che ciò comporta.
Una situazione difficile da gestire e per questo il presidente della Lai ‘Lavoro anch’io’ di Isernia Nino Santoro questa mattina ha incontrato la stampa per spiegare cosa sta accadendo nei 12 centri  socio-educativi molisani che ancora non riescono a riprendere le attività per problemi di ordine burocratico.

“Ventuno ragazzi sono agli arresti domiciliari senza aver commesso alcun reato – ha sottolineato Santoro -. I centri socio-educativi molisani sono ancora chiusi, mentre nel resto di Italia le attività sono riprese a metà maggio. Noi abbiamo pazientato e aspettato, ma solo il 1° giugno è stata firmata la determina regionale per le riapertura che di fatto ha creato un corto circuito, per cui adesso i centri che vogliono riaprire devono aspettare che si risolva una diatriba tra Asrem e Regione, altrimenti sarà difficilissimo”.

Sono centinaia in tutta la regione le persone diversamente abili che si trovano in questa situazione. La delega alle Politiche Sociali è stata assegnata ieri al neo assessore regionale Michele Marone ed è lui che viene sollecitato per un intervento per una soluzione immediata. “Vogliamo ricordare – ha detto ancora Santoro – che queste famiglie stanno vivendo un momento estremamente complicato, considerando che nella maggior parte dei casi si tratta di persone con disabilità mentale. Stiamo assistendo a un caso paradossale: in tutta Italia i centri sono stati riaperti, perché solo in Molise no? E ciò nonostante il fatto che come cooperativa sociale abbiamo dovuto ottemperare a tutte le misure previste per la riapertura. Che male hanno commesso queste famiglie? Per noi il lockdown non è finito mentre – ha concluso – già si sta riprogrammando la riapertura delle discoteche”.

Deb.Div.

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