Oggi il governatore assente in aula, come il presidente del Consiglio Salvatore Micone e il presidente dalla Prima Commissione Andrea Di Lucente. Legislatura a un bivio. Tra i banchi della Giuinta il neo assessore della Lega Michele Marone
di Carmen Sepede
CAMPOBASSO. Clima da resa dei conti alla Regione, il giorno dopo l’approvazione della mozione sul ‘Vietri’ ospedale Covid, che ha visto il governatore del Molise Donato Toma andare ‘sotto’ al momento del voto. Con il provvedimento approvato con 11 voti favorevoli. E con Michele Iorio, Mena Calenda e Aida Romagnuolo che hanno votato con il Pd e il M5s.
“E’ guerra fredda”, ha detto il capogruppo pentastellato Andrea Greco, evidenziando l’assenza in Consiglio regionale di Toma, del presidente del Consiglio Salvatore Micone (la seduta è stata presieduta da Patrizia Manzo) e del presidente della Prima Commissione Andrea Di Lucente. Assenze tutt’altro che casuali, con alcuni rumors che rivelano come il governatore abbia minacciato i suoi di presentare le dimissioni dopo lo ‘sgambetto’ di ieri, “tanto se me ne vado io se ne vanno tutti”.
“Ogni minuto vissuto oggi qua dentro è un’umiliazione, perché in questo clima di guerra fredda manca il rispetto delle istituzioni – ha attaccato Greco – Non posso che rimarcare l’assenza durante il Consiglio e senza giustificazione, ma con ragioni tutti politiche, del presidente della Giunta, del presidente del Consiglio e del presidente della Commissione più importante. E’ una situazione surreale, che comporta la necessità di avviare una riflessione politica, perché non ci sono più le condizioni per andare avanti. Bisogna ridare la parola ai molisani”.
Da qui l’annuncio della presentazione della mozione di sfiducia a Toma, senza simboli di partito, che metterà insieme M5s e Pd e che potrebbe trovare la sponda nei ‘franchi tiratori’.
“Toma ha fallito sul piano sanitario, economico e dei rapporti politici – ha rincarato la dose il capogruppo del Pd Micaela Fanelli – la mozione di sfiducia serve a spiegare le cause di questo fallimento e le cose che invece ci sono da fare”.
E se Toma, Micone e Di Lucente non erano in aula, era invece presente il neo assessore della Lega Michele Marone, che nel suo primo intervento ha salutato il Consiglio. “Sono onorato di aver ricevuto un incarico di responsabilità – le sue parole – l’aver ricevuto deleghe così importanti e gravose, come il Lavoro e le Politiche sociali, in un momento di emergenza comporta anche la necessità di avere una responsabilità, che significa anche aprirsi e riportare le persone al centro dell’amministrazione”. Marone ha quindi annunciato di aver già incontrato i lavoratori della Gam e ha assicurato il suo impegno, anche nella Conferenza Stato-Regioni, sull’assegnazione al Molise di fondi aggiuntivi sulla ‘non autosufficienza’.
Un tema questo al centro di un ordine del giorno, primo firmatario il presidente della quarta commissioni Mena Calenda, approvato all’unanimità in segno di attenzione in favore di una fascia debole della popolazione. Prevista l’audizione in Commissione di rappresentanti di comitati e associazioni, per meglio comprendere esigenze diventate ancora più stringenti per l’emergenza Coronavirus.
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