L’analisi dell’episodio di violenza che vede coinvolto il noto giornalista, accusato di aver abusato sessualmente di una sua conoscente


R.Francesca Capozza*

13 Giugno 2020, Milano. Credeva di passare una piacevole serata con un amico. Le 20 di sabato, un aperitivo al bar Basso di viale Abruzzi. Avrebbero proseguito con una cena al ristorante. Lei, imprenditrice nel campo dei centri fitness, aveva chiesto consigli e suggerimenti per il suo business in crisi a causa del lockdown, in particolare sul come pubblicizzarla al meglio in vista della riapertura, a lui, Paolo Massari, giornalista, facendo leva sull’esperienza che l’amico ha acquisito nel campo della comunicazione e dei mass media. Si conoscevano da quando erano adolescenti, non si vedevano da tanti anni, ma le amicizie del liceo restano nel cuore e sembrano sempre vive. Paolo le chiede di passare da casa per prendere la macchina, lasciando lo scooter. Una volta arrivati nel garage, dal quale si accede direttamente al suo loft seminterrato, racconta la donna, accade la metamorfosi dell’uomo, da gentleman affabile a stupratore violento e sadico. Abbassa la saracinesca, lei si sente in trappola. “Era un bunker. Ho avuto questa sensazione…. Una prigione dove anche se avessi urlato non mi avrebbero sentita. Dove sarei morta ammazzata”.

Paolo inizia a dare ordini e pretendere, la umilia, “sei la mia schiava” le impone, con un ghigno che lei non riesce a dimenticare… La sequenza temuta arriva implacabile: strattonamenti, schiaffi, abiti strappati, violenza, stupro. “All’improvviso, forse appagato, si è fermato e ha acceso una sigaretta”. La saracinesca del box, adiacente il seminterrato, aveva una stretta apertura alla base, non sa come, ma riesce a passarci, percorre un vialetto, sbuca in strada, senza abiti, sconvolta, terrorizzata, riesce a gridare ed a cercare aiuto che trova in una coppia di fidanzati che la soccorrono. Al Centro Violenze Sessuali della Clinica Mangiagalli viene visitata e vengono accertate le violenze subite.

Riceve il supporto di uno psicologo e riesce a denunciare tutto. Poco dopo il giornalista, all’interno della cui abitazione la Scientifica ha ritrovato tracce di sangue, viene arrestato e portato nel carcere di San Vittore. Il racconto è circostanziato, preciso, puntuale. Una ricostruzione credibile. Le risultanze della polizia e le convinzioni della Procura basano l’accusa di violenza sessuale sulla testimonianza della donna, sui referti medici, sulle evidenti tracce di sangue sul divano, il luogo delle violenze, e intorno allo stesso, sul pavimento del seminterrato. Il gip Lidia Castellucci convalida l’arresto cautelare in carcere come richiesto dal P.M. Donata Costa. L’autore del reato non era alla sua prima esperienza. Massari nel 2010 venne costretto a dimettersi dalla giunta comunale milanese, in cui era assessore, in seguito a due lettere inviate all’allora sindaco Letizia Moratti in cui una funzionaria del consolato norvegese e un’impiegata denunciavano di aver subito molestie (ma non sporsero mai querela e quindi non venne aperta alcuna indagine).