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Crisi alla Regione, Toma apre al confronto: disponibile a rivedere la Giunta se c’è unità

Il messaggio rivolto ai consiglieri di maggioranza, mentre continua la conta dei voti sulla mozione di sfiducia annunciata da M5s e Partito democratico, per tentare di far ‘cadere’ il governatore


di CARMEN SEPEDE

CAMPOBASSO. “Sugli assetti della Giunta da parte mia c’è apertura totale”. Nessun giro di parole. Niente ‘no comment’ tattici.

Donato Toma risponde alle domande giornalistiche, lanciando allo stesso tempo messaggi diretti ai consiglieri. Anche ai cosiddetti ‘dissidenti’, che prima gli avevano chiesto di ‘congelare’ fino all’autunno la nomina del quinto assessore e che dopo l’indicazione di Michele Marone, in quota Lega, hanno minacciato di far saltare il banco. Vista la coincidenza della crisi nella maggioranza di centrodestra con la mozione di sfiducia al governatore annunciata da M5s e Partito democratico. Con qualche possibile sponda tra gli scontenti.

Toma parla alla maggioranza, alla vigilia della seduta del Consiglio regionale, per cercare la quadra e capire se la legislatura è davvero a un bivio. E se davvero c’è chi è disponibile a votare con l’opposizione, rinunciando a poltrona e ‘stipendio’. Nel frattempo la riunione dello schieramento, inizialmente prevista per oggi, è stata rinviata alla giornata di venerdì, a causa della tragedia che ha colpito la famiglia Patriciello. 

“La mozione di sfiducia non mi interessa – le parole di Donato Toma – io mi muovo su altre questioni, come ho sempre fatto. Ho incaricato due consiglieri di maggioranza di rappresentare la mia disponibilità a ridiscutere anche tutti gli assetti se c’è l’accordo generale. Si deve rivedere la Giunta, si devono cambiare le deleghe agli assessori? Sono disponibile a farlo, ma mi devono dire come e soprattutto me lo devono dire tutti, con un documento firmato da tutti e 11 i consiglieri di maggioranza. Mi vogliono indicare il nome del nuovo presidente del Consiglio e dei presidenti di commissione? Va bene anche questo, ma alla stessa condizione: l’accordo di tutti”.

“Non ho preclusioni, massima disponibilità al confronto, come del resto ho sempre fatto – ha precisato ancora il governatore – La differenza è che prima mi hanno chiesto di fermarmi (il riferimento è ai sei consiglieri che hanno minacciato di dar vita al Polo civico, ndr), e ora mi devono dire che fare. Insomma, lo dico chiaramente, il problema non sono io”.

E il discorso della mancanza di donne in Giunta, sia nel Toma uno, che nel Toma bis? “Per me quote rosa e quote azzurre non contano – precisa ancora il presidente della Regione – se mi indicano cinque donne io nomino anche cinque donne, se ci sono cinque uomini va bene uguale. Le questioni sono altre”.

Parole che arrivano dopo i rumors su un possibile riavvicinamento di Mena Calenda alla Lega, che potrebbe essere la ‘quota rosa’ interna, in grado di far vacillare la poltrona dell’esterno Michele Marone, fresco di nomina al posto di Luigi Mazzuto.

Più difficile l’accordo con Aida Romagnuolo, dopo una tregua durata il tempo di un battito d’ali. E’ chiaro che dirimente sarà la questione della presidenza del Consiglio, che Salvatore Micone lascerà a novembre, al turn over di metà legislatura. Con Quintino Pallante, di Fratelli d’Italia, che spinge per prendere per il suo posto, lasciando libera la casella di sottosegretario. Che in realtà fa gola a pochi.

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