Un fungo scoperto a Chernobyl è la chiave per portare l’uomo su Marte

La nuova tecnologia potrebbe trovare numerose applicazioni come scudo antiradiazioni anche a Terra: negli ospedali, sugli aerei, nelle centrali nucleari e non solo


CHERNOBYL. Il più grande pericolo per l’uomo nelle missioni di esplorazione dello spazio profondo è rappresentato dalle radiazioni. Per proteggere gli astronauti che si avventurano oltre la magnetosfera protettiva della Terra una protezione avanzata dalle radiazioni passive è fondamentale. A causa della natura complessa delle radiazioni spaziali, non c’è una soluzione unica al problema, ma bisogna considerare le stringenti restrizioni sulla massa degli apparati che è possibile mandare nello spazio. Alla ricerca di innovativi schermi anti-radiazioni, la biotecnologia offre vantaggi unici come l’idoneità all’utilizzo delle risorse in situ, l’auto-rigenerazione e l’adattabilità.

Uno studio dal titolo “A Self-Replicating Radiation-Shield for Human Deep-Space Exploration: Radiotrophic Fungi can Attenuate Ionizing Radiation aboard the International Space Station”, firmato da Graham K. Shunk, Xavier R. Gomez e Nils J. H. Averesch, pubblicato su Bioxirv, ha esplorato una possibile soluzione. Alcuni funghi cosiddetti radiotrofici prosperano in ambienti altamente radioattivi sulla Terra, come i resti della centrale nucleare di Chernobyl. Analogamente alla fotosintesi, questi organismi eseguono la cosiddetta radiosintesi, usando pigmenti noti come melanine per convertire le radiazioni gamma in energia chimica. La crescita di questo fungo di Chernobyl, noto come Cladosporium sphaerospermum, e la sua capacità di attenuare le radiazioni ionizzanti, sono state studiate a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. È stato scoperto che uno strato di 21 centimetri di questo fungo potrebbe in gran parte assorbire la dose equivalente di radiazioni che in un anno colpisce Marte; miscelato con la regolite marziana basterebbe uno strato di soli 9 centimetri.

Dallo studio è emerso anche che il fungo si auto-replica e si auto-guarisce: questo significa che anche se un bagliore solare dovesse danneggiare in modo significativo lo schermo radioattivo, questo sarà in grado di ricrescere in pochi giorni. Questo fungo potrebbe trovare numerose applicazioni come scudo antiradiazioni anche a Terra: negli ospedali, sugli aerei, nelle centrali nucleari e non solo.

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