La vaccinazione contro il tipico malanno di stagione può contenere il ricorso alle strutture sanitarie alle prese con i pazienti affetti da Coronavirus, evitando la gestione di casi sospetti derivanti dall’analoga sintomatologia dei due virus. Lo rileva Luca Richeldi del Cts
Mentre il ministro della Salute Roberto Speranza annuncia le prime dosi del vaccino contro il Covid per fine anno, scatta l’allarme sui vaccini anti-influenzali. A sollevare la questione, sulle pagine del Sole24Ore, è il direttore dell’Uoc di Pneumologia del Policlinico Gemelli Irccs di Roma e membro del Comitato Tecnico Scientifico Luca Richeldi, secondo cui la vaccinazione contro l’influenza sarebbe fondamentale per poter scongiurare la diffusione di quel virus e, considerata la sintomatologia similare al Covid, evitare l’intasamento del sistema sanitario con la gestione dei casi sospetti.
Di qui il problema: gli italiani in generale si vaccinano poco contro l’influenza e, soprattutto, non ci sarebbero abbastanza dosi.
L’anno scorso – riferisce ancora il Sole 24 Ore e rilancia il CorSera – hanno fatto il vaccino antinfluenzale solo 10 milioni (16,8%) di italiani, tra i quali solo un over 65 su due (54,8%) quando servirebbe una protezione di almeno il 75 per cento. Numeri destinati a salire quest’anno: le dosi prenotate dalle Regioni sono circa 17 milioni (sette in più dell’anno scorso), riservate alle categorie a rischio: over 60, donne in gravidanza, alcune categorie di malati cronici, tra cui i diabetici, malati oncologici.
Ma sono ancora poche: coprirebbero solo il 30% degli italiani. A queste vanno aggiunti i vaccini fatti privatamente: nel 2019 le dosi vendute nelle farmacie furono 900 mila, per la prossima stagione si stima che ne servano almeno un milione e mezzo.
Il rischio è però che non si trovino, tant’è che Federfarma ha denunciato “la sostanziale impossibilità, da parte delle case farmaceutiche, di cedere alle farmacie dosi vaccinali, perché la produzione è stata assorbita dalle richieste avanzate dalle Amministrazioni regionali, i cui acquisti hanno fatto registrare un incremento medio del 43% circa, con picchi anche superiori al 100%, rispetto alle acquisizioni della pregressa stagione 2019-2020”.
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