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Isernia, la Lega: sindaco fantasma trincerato dietro un muro di gomma

Dura replica del gruppo capeggiato da Stefano Testa al primo cittadino d’Apollonio, accusato di pensare solo a restare in sella alla poltrona ignorando il contributo dei consiglieri


ISERNIA. Dura replica del gruppo della Lega al Comune di Isernia dopo lo scontro a mezzo stampa col sindaco Giacomo d’Apollonio. In una lunga nota, i consiglieri Stefano Testa, Irma Barbato e Gianluca Di Pasquale non lesinano nuove critiche.

“La risposta che il sindaco ha dato alle accuse del gruppo comunale della Lega – dichiarano – rappresenta in maniera plastica l’atteggiamento che ha il ladro quando si vede scoperto. In questa risposta il sindaco confonde le logiche politiche seguite in maniera chiara dal gruppo della Lega con quelle che lui stesso ha disatteso nella organizzazione della sua giunta. Infatti i consiglieri Testa, Di Pasquale e Barbato, provenienti da liste civiche diverse di centrodestra, hanno aderito alla Lega in quanto unico partito “postideologico” che privilegia le politiche del fare rispetto all’ ideologia del “qualunquismo per la poltrona”, che è ben rappresentata dai Cinque stelle a livello nazionale e dal sindaco di Isernia a livello locale. E questo è tanto più vero ove si consideri che, per consolidare la sua traballante maggioranza e salvaguardare la poltrona sua e del suo esecutivo, il sindaco è stato ben disposto a snaturare la sua linea politica originaria che avrebbe dovuto essere di centrodestra, nominando assessore con deleghe importanti la consigliera Linda Dall’Olio, orgogliosamente eletta nelle fila del centrosinistra. Una vera e propria dimostrazione di trasformismo politico”

Secondo i leghisti, inoltre, il primo cittadino avrebbe ammesso, nella sua replica, di aver approvato una modifica statutaria “per un giusto riconoscimento ad un partito di livello nazionale appartenente alla medesima area politica, sia confidando in possibili e logiche convergenze su scelte politiche programmatiche

“Il sindaco – sottolineano Testa, Di Pasquale e Barbato – in pratica ammette di aver piegato lo Statuto Comunale, acconsentendo ad una sua modifica, per servirsene per un tornaconto politico personale, ovvero per sopperire alla continua emorragia dei suoi consiglieri (stanchi di sostenere un’amministrazione fallimentare) e per un atto di ‘servilismo’ nei confronti di un partito nazionale. Il sindaco ancora una volta, quindi, non solo dimostra il suo disprezzo per le istituzioni ma anche per i consiglieri tutti, umiliandoli e riducendoli al rango di burattini yesman pronti a votare qualsiasi cosa al suo semplice comando”. Ma la modifica statutaria, giurano dalla Lega, fu votata dal Consiglio perché ritenuta corretta nella forma e nella sostanza. “La normativa nazionale infatti – continuano – aveva previsto dal 2011 la riduzione del 20% del numero dei consiglieri comunali, che quindi ad Isernia passavano da 40 a 32, pertanto era giusto come già fatto anche in altri comuni (es. Campobasso) e per altri organi (es. le commissioni consiliari) che lo statuto recependo tale modifica adeguasse proporzionalmente il numero di consiglieri minimo necessario alla costituzione di un gruppo consiliare. Ad ogni buon conto riteniamo che le chiacchiere dell’amministrazione non siano degne di ulteriori repliche poiché è sotto gli occhi di tutti l’immobilismo di questa amministrazione sulle problematiche da noi richiamate. Strisce blu, sanità, immigrati, università, piscina, auditorium, palazzo Jadopi, frana di via Occidentale: in 4 anni e mezzo ad Isernia non si è smosso un granello di sabbia che non fosse mosso dal vento”.

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