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Il re del ‘pezzotto’ colpisce ancora: frode da 10 milioni di euro, un 42enne di Isernia il super hacker delle pay-tv

Operazione ‘The Perfect Storm’ della Guardia di Finanza, coinvolti 12 Paesi europei. Molti degli indagati percepivano il reddito di cittadinanza. Sky, Dazn, Netflix e tanto altro piratati con un complesso sistema informatico


ISERNIA. Nome in codice ‘Eros, Mistero della luce’. È lui, 42enne della provincia di Isernia, il genio criminale dietro una maxi truffa della pay-tv, sfociata oggi in una serie di sequestri rivolti alla confisca per equivalente per oltre 10 milioni di euro nei confronti dell’organizzazione criminale. Partite, film, serie tv ‘piratate’ attraverso il famigerato dispositivo noto ai più come ‘pezzotto’. I pagamenti degli abbonamenti avvenivano anche tramite criptovalute. Quindici dei 23 indagati, pur lucrando ingenti somme dalla propria attività illecita, percepivano il reddito di cittadinanza. ‘Eros’ era già finito al centro di un’analoga maxioperazione nel settembre 2019.  Capo e promotore dell’organizzazione, si occupava di coordinare gli interventi di esperti programmatori e soggetti preposti alla mitigazione di minacce hacker verso l’infrastruttura pirata, nonché di seguire le fonti di approvvigionamento (Smart Card Sky anonime prepagate) encoder, decoder, server di rilancio, piattaforme Xtream Codes.

La Guardia di Finanza infatti, in esecuzione di provvedimenti emessi dalla procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, a partire dal pomeriggio del 6 novembre, ha posto gradualmente in essere attività tecniche preliminari di monitoraggio consistenti nel progressivo spegnimento da remoto delle piattaforme, dei server e delle smart card utilizzate dai pirati, nonché nell’oscuramento dei siti web e dei canali Telegram dediti alla vendita e riproduzione dei contenuti dell’IPTV illegale. Le preliminari attività hanno consentito il sequestro e l’oscuramento di oltre 5.500 risorse informatiche tra server di trasmissione, piattaforme di gestione, siti vetrina e siti di live streaming, oltre a 350 canali Telegram. In seguito a tale attività, come previsto, i responsabili dell’organizzazione, per rendere comunque possibile la trasmissione dei contenuti illegali alla propria clientela, sono stati costretti a palesare le ulteriori risorse di backup già predisposte per fronteggiare eventuali azioni repressive. Tale azione di preliminare oscuramento e successivo monitoraggio ha così consentito di individuare ulteriori 350 siti vetrina e 370 canali Telegram; risorse che sono state quindi oggetto di un nuovo sequestro d’urgenza disposto dalla procura, la quale ha così azzerato ogni residua possibilità in capo all’organizzazione di riprodurre contenuti video in violazione delle norme poste a tutela del diritto d’autore.

In contemporanea con la riproduzione di numerosi eventi on demand, tra cui partite di calcio dei principali campionati europei, centinaia di migliaia di incauti utenti che avevano stipulato contratti di abbonamento con le IPTV pirata hanno all’improvviso visualizzato sui propri dispositivi un pannello che li avvertiva che il sito tramite il quale stavano illegalmente visionando il programma era stato sequestrato.

Nel corso dell’Action Day, fissato contemporaneamente in tutti i Paesi coinvolti nella giornata di ieri, 10 novembre, è stata  complessivamente data esecuzione a una misura di custodia cautelare in carcere in Italia; un provvedimento di sequestro e confisca per equivalente pari ad euro 10 milioni 619mila euro nei confronti di 23 indagati con contestuale esecuzione di perquisizioni in Italia ed all’estero; provvedimenti di sequestro di oltre 5.500 risorse informatiche utilizzate dall’organizzazione per la diffusione e la vendita illegale di contenuti in violazione del diritto d’autore ubicate in territorio nazionale e in ognuno dei Paesi esteri che ha fornito la propria collaborazione; 30 decreti di perquisizione e sequestro presso le centrali di ritrasmissione del segnale pirata in Italia ed all’estero; 100 perquisizioni domiciliari e locali nei confronti dei principali re-sellers italiani; un provvedimento di sequestro di 334 account PayPal destinati alla raccolta dei profitti dell’attività illecita, perquisizioni e sequestri di attrezzatura e denaro o altre utilità in 12 Paesi europei, tra cui Malta, Spagna, Germania, Bulgaria, Grecia, Lituania, Slovenia, Svezia, Belgio, Romania, Olanda e Francia.

Cinquanta milioni di utenti nel mondo, 5 milioni soltanto in Italia. Questi i numeri dell’operazione “The Perfect Storm” della Guardia di finanza, Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche, in sinergia con un’aliquota di personale altamente specializzato appartenente al servizio di Polizia Postale e delle Telecomunicazioni. Le indagini hanno permesso di identificare “un sistema articolato, a carattere piramidale, rappresentato da piattaforme informatiche di ultima generazione, alimentate simultaneamente da numerose ‘sorgenti di contenuti’ ubicate in Europa e finalizzate alla trasformazione dei segnali audiovideo protetti da diritto d’autore riconducibili alle principali pay tv e servizi ‘Over The Top’ (Netflix, Dazn Disney+), in flussi dati sistematicamente redistribuiti attraverso server identificati in data center collocati in tutto il mondo”.

“Gli utilizzatori – ha spiegato il sostituto procuratore di Napoli, Valeria Sico – rischiano sanzioni caratteristiche di un delitto, che resta anche nel casellario giudiziale. Questi soggetti sono stati individuati e abbiamo traccia di tutti gli indirizzi ip e abbiamo cristallizzato i dati di chi riceveva il segnale. Sono al vaglio della Guardia di Finanza. Sappiamo chi sono gli utilizzatori delle linee fisse e degli smartphone e nei mesi successivi si procederà. Per ora abbiamo proceduto con le prime perquisizione di chi aveva una recidiva o uno spessore criminale più elevato”.

“Per ora abbiamo colpito la ‘cupola’ dell’organizzazione che vendeva contenuti Iptv illegali e la rete dei re-sellers, ma anche i clienti rischiano dai 6 mesi ai 3 anni di reclusione e una multa da 2.500 a 25.800 euro“, ha sottolineato il tenente colonnello della Guardia di finanza, Gian Luca Berruti.

“Molte persone – ha continuato Berruti – pensano solo alla convenienza economica e non credono di commettere alcunché di male: in realtà il semplice possesso del device usato per ricevere il segnale, quello che in gergo viene definito ‘pezzotto’, costituisce un reato penale. È uno dei motivi per cui, quando abbiamo oscurato i siti, abbiamo reindirizzato gli utenti ad una pagina che li avvertiva di che cosa vanno incontro”. “Noi abbiamo acquisito traccia – ha aggiunto il sostituto procuratore di Napoli Valeria Sico – di tutti gli indirizzi Ip di chi ha utilizzato il servizio utilizzando una linea fissa o una linea mobile. Nei prossimi mesi si valuterà come procedere nei confronti di queste persone. Parliamo di 5 milioni di utenti”.

Le indagini sono state condotte mediante innovativi strumenti tecnologici tra i quali un sofisticato software di intelligenza artificiale per l’analisi dei Big Data; tali risorse software, oltre a permettere di individuare ogni membro dell’associazione indagata, hanno anche consentito di identificare l’intera rete dei re-sellers operanti nel territorio nazionale, nonché l’elenco completo dei dati identificativi degli illeciti utilizzatori in ambito mondiale. Le attività sono state svolte sull’intero territorio nazionale, in altri 12 Paesi membri con il coordinamento dell’Agenzia Europea Eurojust e in ulteriori 5 Paesi extra Ue (USA, Regno Unito, Russia, Ucraina e Svizzera) mediante l’attività di raccordo info-operativo svolta dal II Reparto del Comando generale della Finanza e hanno richiesto l’intervento di oltre 600 finanzieri appartenenti a 91 diversi Comandi territoriali del Corpo e oltre 300 appartenenti ai collaterali esteri.

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