L’esponente di Partecipazione Democratica critico circa la possibilità di investire 116 milioni di euro del Recovery Fund nella realizzazione di un avveniristico presidio sanitario, alla luce del progressivo smantellamento della rete pubblica. Meglio concentrarsi su infrastrutture, digitalizzazione e green. L’ammonimento alla Regione Molise


ISERNIA/VENAFRO. Con le risorse del Recovery Fund torna in auge l’idea, che già fu di Michele Iorio, di realizzare un nuovo ospedale baricentrico per la provincia pentra in territorio di Monteroduni, dotandolo di 200 posti letto e di strumentazioni di ultima generazione per rispondere alle esigenze di una vasta utenza.
C’è infatti un progetto da oltre 116 milioni di euro della Regione Molise tra i candidati ai finanziamenti per la ripresa, che però incontra l’altolà del consigliere comunale venafrano ed esponente di Partecipazione Democratica, Stefano Buono, che boccia il progetto sostenendo: “Rischia di essere un contenitore senza contenuti”. E osserva: “Innanzitutto anche per questa opportunità, cosi come avvenne per i Contratti Istituzionali di Sviluppo, si sta procedendo senza un progetto organico ma con frammentazione e confusione e difficilmente questo ci consentirà di portare a casa risultati soddisfacenti. Sarebbe opportuno concentrarsi su due o tre progetti: infrastrutture (penso alla quattro corsie), digitalizzazione e green. Ma, soprattutto, – insiste Buono – perché investire centosedici milioni di euro in nuovo ospedale se, contemporaneamente, si stanno smantellando e chiudendo gli ospedali pubblici esistenti in Molise? Perché impiegare ingenti risorse per costruire quest’opera se contemporaneamente non vi è un Piano Operativo Sanitario triennale che investa di nuovo risorse sul pubblico? Perché, soprattutto, costruire un nuovo mega ospedale se a pochi chilometri ne abbiamo uno, il SS Rosario di Venafro, nuovo, antisismico e funzionale?”.
Nelle more di risposte chiare, il giovane dem incalza: “Tutte le indicazioni di Asrem e le prescrizioni dei Pos ci lasciano intendere che nei prossimi anni si continuerà con lo smantellamento di fatto della rete ospedaliera pubblica. Non vengono chieste le necessarie deroghe ai parametri della ‘legge Balduzzi’ che non consentono al Molise di ottenere le necessarie risorse, in termini di reparti e risorse umane, indispensabili per garantire le cure ai molisani. Atti e fatti, anche di questi giorni, ci dicono che le strutture pubbliche esistenti continuano a subire un degenerativo processo di autentico smantellamento. Qual è il senso di utilizzare tutti questi soldi per costruire una nuova struttura ospedaliera? Non è una questione campanilistica e territoriale, non si sta discutendo se sia preferibile avere un ospedale in un posto piuttosto che in un altro, a pochi chilometri di distanza. Il tema non è questo, magari lo fosse. Il problema è che si rischia di sperperare soldi per una struttura nuova che, allo stato dell’arte, rischia di rimanere vuota assieme agli altri ospedali pubblici che, oltretutto, puntualmente – conclude Buono – hanno avuto la stessa sorte negli ultimi anni in Molise”.

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