Lo evidenzia l’Aito: “I numeri attuali non sono adeguati a rispondere ai bisogni di salute del cittadino”


CAMPOBASSO. In Molise servono più terapisti occupazionali in quanto i numeri attuali non sono adeguati a rispondere ai bisogni di salute del cittadino. Questo quanto evidenziato da Caterina Valente, referente regionale dell’Associazione Italiana Terapisti Occupazionali.

“In uno studio pubblicato sul Lancet (Cieza et al, 2020) – spiega in una nota – gli autori hanno evidenziato la necessità che lo sviluppo di servizi di riabilitazione sia prioritario in tutto il sistema salute, con una particolare enfasi sull’integrazione di terapisti occupazionali e altri specialisti della riabilitazione in contesti di assistenza primaria per ridurre la prevalenza e ritardare l’insorgenza degli effetti disabilitanti delle condizioni di salute croniche. Con il continuo aumento della prevalenza delle malattie non trasmissibili e dell’invecchiamento della popolazione, aumenterà anche il numero di persone che trarrebbero beneficio dalla riabilitazione nel territorio.

Oltre ai benefici per la salute, la riabilitazione fornita nelle cure primarie porta anche a benefici sociali più ampi, determinanti nella prevenzione e per il miglioramento della qualità di vita. Cieza et al (2020) evidenziano che l’unico modo possibile per aumentare la riabilitazione e renderla fruibile a tutti coloro che ne hanno necessità è integrarla maggiormente nel sistema sanitario e, in particolare, rafforzarla nelle cure primarie. I risultati dello studio, combinati con le mutevoli tendenze demografiche e sanitarie globali, pongono nuove e importanti richieste ai sistemi sanitari e sociali, aumentando la necessità di un’assistenza primaria forte. Vi sono prove che dimostrano che molti interventi riabilitativi sono efficaci in termini di costi.

La terapia occupazionale può migliorare la partecipazione alle attività negli adulti e nei bambini con diverse condizioni croniche, contribuire a gestire il declino cognitivo per le persone con demenza, ridurre il carico dei caregiver, migliorare la quotidianità delle persone con malattia di Parkinson o con malattie reumatiche. La terapia occupazionale ha anche il potenziale di ridurre le riammissioni ospedaliere, evitando costosi ricoveri o riducendo i giorni di degenza, supporta poi le persone nella sfera della produttività mantenendo o adeguando l’attività lavorativa tramite la vocationaltherapy o la partecipazione a scuola. Inoltre, anche nell’attuale fase pandemica, questo professionista è fondamentale per la gestione della nuova routine, di chi ha avuto esiti di Covid, ma anche della popolazione generale.
Si rende necessario quindi – sottolinea infine – includere nella forza lavoro dell’assistenza primaria anche i terapisti occupazionali, presenti invece nella nostra regione in numero insufficiente per rispondere ai Lea, ai Pdta, alle linee guida nazionali, meno di due terapisti occupazionali ogni 100.000 abitanti, non sono adeguati a rispondere ai bisogni di salute del cittadino, né a contribuire allo stato di benessere dignitoso”.

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