Un nuovo appuntamento con le storie ‘nere’ raccontate dalla dottoressa Francesca Capozza
di Francesca Capozza*
BOLZANO. 4 gennaio 2021. Peter Neumair è in casa con Benno, il figlio 30nne. La moglie Laura, madre di Benno, rientra alle 18:30 dopo aver fatto visita alla anziana madre malata. Da quel momento le vite dei coniugi insegnanti bolzanini in pensione di 63 e 68 anni si dissolvono nel buio. Nessuna traccia più di loro. Nessuno vede più la coppia. Da quel momento in poi è la loro assenza a rendersi presente. Né le testimonianze dei vicini, né le immagini delle telecamere riportano la presenza o l’uscita dei coniugi da casa. Benno, invece, viene visto alle 20:30 da un vicino mentre fa i suoi esercizi di stretching in giardino. Alle 21, lascia la villetta alla guida della Volvo di famiglia. Alla stessa ora si spengono i cellulari di Peter e Laura. SI dirige a Ora, a casa della fidanzata. Per percorrere il tragitto occorrono solo 30 minuti, ma lui ci impiegherà un’ora. Le indagini degli inquirenti si dirigono rapidamente verso Benno, istruttore di fitness e insegnante di matematica in una scuola privata della zona, che ora è indagato per duplice omicidio volontario e occultamento di cadavere.
Il giovane sarebbe finito subito nel mirino degli investigatori che ne avevano riscontrato un comportamento anomalo raccogliendo testimonianze secondo cui i suoi rapporti con la famiglia erano alquanto burrascosi. Negli ultimi mesi la madre aveva raccontato ad alcuni amici che la convivenza con il figlio era diventata di difficile gestione a causa dell’irascibilità e rigidità dello stesso che non voleva assumersi le responsabilità della vita adulta.
Anche nella scuola in cui lavorava erano sorti dei sospetti sul giovane a causa di alcuni episodi di sue condotte violente anche dinanzi agli alunni, quando ad es. aggredì fisicamente un collega, e, dopo la notizia della scomparsa dei coniugi, diversi genitori avevano firmato una lettera chiedendo che l’insegnante venisse rimosso.
Si passa allora al setaccio la casa, la macchina Volvo in uso al figlio e il tragitto Bolzano-Ora. La macchina viene sequestrata dai militari dell’Arma in un autolavaggio dove verosimilmente, il giovane avrebbe potuto tentare di lavar via eventuali tracce ematiche che infatti vengono rivenute all’interno unitamente ad un flacone di quasi un litro di acqua ossigenta acquistata da Benno Neumair qualche giorno dopo la scomparsa dei genitori in un negozio specializzato nella vendita all’ ingrosso di prodotti per la pulizia. Nel tragitto percorso da Benno la sera della scomparsa vi è un ponte sul quale vengono rinvenute tracce ematiche del padre. Tale tragitto si percorre in trenta minuti, mentre Benno ha impiegato insolitamente il doppio del tempo, giustificato dallo stesso asserendo di aver voluto fare una “pausa” presso il laghetto dei pescatori per rilassarsi; in quel lasso di tempo Benno spegne il suo cellulare ed anche i cellulari dei genitori risultano spegnersi.
Uccisi in un appartamento annesso alla casa, caricati sull’auto di famiglia e poi gettati nel Reno dal fiume Vadena, questa la ricostruzione degli inquirenti.
L’omicidio sarebbe avvenuto in seguito ad un litigio partito da motivi economici. I coniugi Neumair avrebbero chiesto al figlio – che viveva con loro – di contribuire al menage familiare restituendo il denaro delle tasse universitarie, visto che non aveva poi conseguito la laurea, È questa l’ipotesi di lavoro su cui sta lavorando la Procura della Repubblica di Bolzano.
Al momento si è in presenza di ipotesi investigative che, se confermate, evidenzierebbero un caso di parricidio. Si rilevano da subito le capacità di pianificare l’organizzazione del delitto (anche lo spegnimento dei cellulari, pensando di evitare l’aggancio delle celle di geolocalizzazione), fino all’occultamento dei cadaveri, nonché di gestire il personale comportamento anche dopo il delitto, senza alcun segno di coinvolgimento emotivo, ma anzi elicitando sin dal principio una modalità razionale e di distacco affettivo rispetto alla sparizione dei propri genitori ed ancor peggio all’ipotesi della loro morte. Risulta singolare come, prima che la casa fosse messa sotto sequestro, la seconda figlia dei coniugi Neumair, rientrata da Monaco per cercare i genitori, non abbia voluto pernottare in casa con il fratello, ma abbia preferito la casa di una zia, facendo quindi ipotizzare paura o possibili dissidi con Benno. Stando a quanto raccolto dagli inquirenti, si tratterebbe di un giovane che aveva rapporti difficili nell’ambiente lavorativo, in famiglia e che investiva psicologicamente unicamente nella cura del corpo alla quale dedicava costanti solitari allenamenti fino a giungere alla dipendenza da anabolizzanti rispetto alla quale pare fosse in terapia disintossicante.
Benno rientrerebbe nella cosiddetta area criminologica del normoidismo che comprende soggetti non patologici, ma con una normalità disturbata (disturbi di personalità come border line, narcisistico, istrionico di grado più o meno grave) e nella fattispecie nelle categorie di «ereditiere» e «libertario» in cui il figlio uccide i genitori rispettivamente per raggiungere un agognato immediato guadagno economico o per liberarsi del controllo genitoriale tramite l’eliminazione fisica di chi ostacola il raggiungimento o la conservazione della felicità.
Difficilmente in un ambiente familiare sano maturano gravi reati. In questa triste vicenda infatti sarebbe presente una patologia del sistema di relazioni familiare che interessa le dinamiche dei rapporti tra i vari membri. Al momento per confermare tali ipotesi, la Procura attende gli sviluppi delle indagini in corso.
*criminologa, psicologa e psicoterapeuta
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