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Ricordare e combattere l’indifferenza, le istituzioni nel Giorno della Memoria

Numerosi gli interventi a margine del ricordo di una delle più orrende pagine della storia dell’umanità.


Sono tanti i messaggi istituzionali per la Giornata della Memoria, sempre un momento importante per ricordare e combattere l’indifferenza.

L’Eurodeputato Aldo Patriciello è tra i primi a inviare una nota di ricordo. “Saper riconoscere gli orrori della storia è il primo passo per evitare che accadano di nuovo. Dobbiamo saper mantenere vivo il ricordo di un orrore che ha rappresentato una delle pagine più buie della storia dell’Europa del Novecento. L’ideologia criminale che generò l’abominio dell’Olocausto e delle leggi razziali è una ferita al concetto stesso di civiltà: un monito perenne per tutti coloro che sottovalutano l’importanza del mantenimento della pace e della giustizia tra i popoli. Auschwitz, infatti, non rappresenta soltanto la sconfitta della ragione umana e la sofferenza del popolo ebraico: è la distruzione di ogni forma di dialogo, il fallimento politico di un’intera generazione. Tutto il processo di integrazione europea è nato da questa consapevolezza e dalla promessa che mai più un simile orrore sarebbe accaduto sul continente. Un’ambizione che ha certamente influenzato positivamente il percorso storico dell’Europa negli ultimi decenni ma che ha bisogno, oggi più mai, del sostegno di tutti coloro che vedono nell’Unione Europea un baluardo imprescindibile a tutela della libertà e della pace di tutto il continente”.

Questo alcuni passaggi del messaggio del sindaco di Campobasso Roberto Gravina: “Dietro la pagina più nera e buia del secolo scorso, vi fu una precisa e organizzata architettura, dedita allo sterminio di massa, che venne pianificata a tavolino, con grande lucidità, calcolando le variabili, i costi e i ricavi. Sembra un’assurdità o un paradosso, ma fu proprio così che iniziò la persecuzione degli ebrei da parte dei governi nazifascisti. Furono gli uomini a determinare le regole per poter procedere alla persecuzione di altri uomini, di un intero popolo che non si voleva solo sconfiggere ma bensì annientare”. Poi Gravina sottolinea l’opera immensa svolta dai sopravvisuti all’Olocausto: “Hanno continuato a combattere la battaglia più dura e lunga, quella del ricordo, contraddistinta dalla volontà di rendere finalmente visibili a ognuno di noi le tracce di quel che è stato compiuto dagli uomini verso altri uomini.

Avere memoria di ciò che l’uomo diventò contro i propri simili è un compito che prende le mosse proprio dall’opera di testimonianza dei sopravvissuti ed è a quel loro ennesimo atto di coraggio che dobbiamo legare la nostra volontà di perpetrare il loro racconto, impegnandoci anche oltre ciò che i nostri ruoli sociali e istituzionali ci chiedono. È a questi esempi di uomini e donne che per tutta la loro vita hanno seminato memoria che il Comune di Campobasso ha ben pensato, lo scorso anno, di rendere il giusto riconoscimento e merito, conferendo la cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre e al compianto Piero Terracina, e la cittadinanza benemerita a due nostri concittadini, Michele Montagano e Giovanni Tucci, che ci ha lasciato qualche mese fa.

Il loro impegno costante a coinvolgere nel processo del ricordo e della memoria ogni cittadino, è la linea direttrice che deve guidare l’agire istituzionale nel doveroso compito di non permettere che l’uomo dimentichi il bene dei propri simili”.

Così invece la Cgil Molise che ha assunto da sempre l’antifascismo tra i suoi valori statutari fondanti. “Siamo impegnati costantemente a non disperdere il ricordo di quei tragici eventi perché siano per tutti  insegnamento per il presente e elementi imprescindibili per la costruzione di un futuro di pace e solidarietà tra i popoli.

Il pensiero di oggi, oltre che a tutte le vittime delle atrocità che l’umanità ha mietuto (e ancora miete) nel corso della sua storia, va ai nostri giovani, alle nostre scuole, ai nostri insegnanti e a tutti i luoghi della conoscenza. A loro, in particolare, il compito di aiutarci a custodire e trasmettere attraverso il ricordo i valori di libertà, democrazia, uguaglianza e inclusione.

Un appello va rivolto anche alla politica perché in un momento caratterizzato da paura e crisi diffusa in molteplici strati della società globale determinata da una devastante crisi pandemica sanitaria che rischia di degenerare in incontrollabili fenomeni di rabbia, violenza, disuguaglianza e prevaricazione, sappia riproporre, a tutti i livelli, la capacità di dare risposte alla precarietà e ai timori con comportamenti virtuosi ispirati ai sentimenti della pace e della cooperazione. L’auspicio finale è che l’interrogativo che il maestro Francesco Guccini propone con la sua splendida e struggente canzone del ricordo dal titolo Auschwitz  accompagni tutti noi guidando i nostri comportamenti quotidiani: “Io chiedo come può un uomo, uccidere un suo fratello, eppure siamo a milioni, in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento”.             

Dal Comune di Termoli arriva l’intervento dell’assessore alla Cultura Michele Barile che ha voluto inviare un messaggio a tutti i cittadini ed in particolare modo agli studenti per stimolare il dibattito su una delle tematiche da sempre più dibattute: “Quest’anno ci sarebbe piaciuto organizzare diverse iniziative per ricordare la Shoah – ha commentato – ma purtroppo non è ancora possibile a causa della pandemia. Il messaggio verso le nuove generazioni deve però rimanere inalterato in quanto è proprio dal ricordo e dalla conoscenza dei fatti che si può costruire un nuovo futuro basato sulla solidarietà e che aumenti la sensibilizzazione rispetto a queste tematiche. Lo sterminio degli ebrei è una delle pagine più nere che siano mai state scritte. L’amministrazione comunale di Termoli e l’assessorato alla Cultura saranno sempre sensibili rispetto a queste problematiche che nulla hanno a che fare con l’idea di società che si sta cercando di costruire. Agli studenti delle scuole voglio ricordare che la Shoah ha segnato la negazione di ogni diritto umano nei confronti di soggetti più deboli che nulla hanno potuto per potersi sottrarre a quello sterminio di massa”.

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