HomeNotizieCULTURA & SPETTACOLICome vestivano gli isernini a metà Settecento e all’inizio dell’Ottocento

Come vestivano gli isernini a metà Settecento e all’inizio dell’Ottocento

Le descrizioni dell’ingegnere Casimiro Vetromile, del medico Andrea Negrone e di Benedetto Melogli


di Alessandra Gioielli 

ISERNIA. Nell’Apprezzo della città d’Isernia fatto nel 1744 dal regio ingegnere Casimiro Vetromile, si trovano alcune informazioni sul modo d’abbigliarsi degli isernini:

“Vestono le persone civili e benestanti di Giamberga [in dialetto sciammerica; casacca, giaccone] e Ferrajoli [ampio mantello a ruota] decenti di panni fini, e buoni, con cappelli e peluche, e le femmine di tale condizione per lo più di seta, la gente poi ordinaria veste di panno di regno, che si fa la maggior parte in detta città; vanno tutti con cappelli, e calzati; le femmine vestono di diversi colori con gonne e corpetti di tarantola [lana cardata con tipica lavorazione di Taranta Peligna, già Tarantola fino al 1881], e pannitto, vanno generalmente calzate, e stanno applicate al cosire, al filare, tessire ed altro”.

In argomento, per l’iconografia dei costumi popolari isernini in uso nel XVIII secolo, segnalo l’incisione Donna d’Isernia della Provincia di Terra di Lavoro nel Regno di Napoli che fu realizzata da Secondo Bianchi, a Roma, nel 1790, riprodotta a corredo di questo.

***

Nell’Ottocento, le prime, brevi ma pertinenti notizie sull’antico abbigliamento degli isernini le dobbiamo al medico Benedetto Melogli e ad Andrea Negrone che, per dare risposta ai quesiti dell’inchiesta murattiana del 1811-1812 (le domande riguardavano: Foggia di vestire del basso popolo, relativamente al comodo e vantaggio della salute in ciascuna stagione, in ambi i sessi. – Materie vestiarie ed ove fabbricate per ambi i sessi. – Nettezza nella biancheria e negli abiti in ambi i sessi. – Pubblici stabilimenti da vestire i poveri), annotarono quanto segue:

“Il basso popolo di ambi i sessi, col vantaggio della propria salute, veste in tutte le stagioni con panno di lana di colore blu o grigio. Gli uomini calzano i piedi con cuoio d’animale non concio, e le donne li portano ignudi, per lo più in tempo d’està, e senza di loro incomodo. Ciò che sia materia vestiaria per ambi i sessi viene ordinariamente formata dalle braccia delle donne del luogo. Una tale nettezza vedesi, sempre proporzionata al comodo di ciascun individuo. Qui mancano questi pubblici stabilimenti”.

Sappiamo, quindi, che per tutto l’anno i popolani di Isernia usavano abiti d’un solo tessuto (lana) con due alternative cromatiche (grigio o blu). Gli uomini calzavano scarpitti; le donne, soprattutto in estate, restavano a piedi nudi, senza averne disagio. I panni e gli indumenti erano abitualmente realizzati in casa dalle donne, e venivano tenuti sufficientemente puliti, secondo le necessità quotidiane (legate soprattutto al lavoro nei campi) di chi li indossava.

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