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Malati Covid trasferiti a Salcito, la scelta non piace ai comunisti: “Ancora una volta premiati i privati”

Polemiche dopo l’annunciato accordo della Regione con la clinica di riabilitazione di proprietà della famiglia Patriciello: la Fondazione Pavone metterà a disposizione 60 posti letto di terapia sub-intensiva per pazienti Covid. Quest’ultima decisione segue l’intesa con l’ospedale Gemelli Molise Spa che ha attivato 10 posti letto in emergenza. Deluse ancora una volte le aspettative riposte sulla ‘riapertura’ del Vietri di Larino


CAMPOBASSO. La notizia. riportata stamani dalla nostra testata, in relazione all’annunciato accordo tra Regione e Fondazione Pavone di Salcito, del gruppo Neuromed, che metterà a disposizione 60 posti letto per la terapia sub-intensiva e la garanzia del personale sanitario, sta scatenando reazioni di protesta in basso Molise.

Per la sezione regionale del Partito Comunista, rappresentata dall’ex sindaco di Casacalenda Michele Giambarba, “la cosa che deve far riflettere è che la richiesta degli amministratori locali, suffragata dalla volontà della popolazione basso molisana e dalla stessa volontà espressa dal Consiglio regionale prevedeva tutt’altro e cioè: costituzione di un unico Centro Covid a Larino; utilizzo e recupero di un manufatto pubblico poco o scarsamente utilizzato, peraltro localizzato dal punto di vista orografico in posizione eccellente per il suo raggiungimento; contenimento ed isolamento delle patologie Covid correlate, con conseguente riduzione dei rischi collegati all’interno delle strutture ospedaliere di Campobasso, Isernia e Termoli”.

Ancora una volta, per i comunisti “l’unico dato certo è quello di preferire la sanità privata a quella pubblica”. Contro tala deriva, le proposte alternative sono finalizzate “all’apertura di “Centri Covid” dedicati per i malati, con attivazione di spazi di quarantena per chi non può rientrare nella propria abitazione, ed aree di riabilitazione, qualora necessarie, per i pazienti guariti dal Covid; rafforzamento delle equipes mediche e paramediche; potenziamento della Medicina Territoriale e dei Pronto Soccorso; sblocco del sistema che privilegia la sanità privata convenzionata restituendo la gestione sanitaria al sistema pubblico; ritorno ad una sanità pubblica e nazionale” cancellando quella scelta che i comunisti giudicano “a dir poco scellerata di trasformazione del Titolo V della Costituzione che, di fatto, ha portato alla distruzione del Sistema Sanitario Nazionale.

Se 8 mesi fa tutte le carenze organizzative erano in parte comprensibili, oggi – conclude il Partito Comunista – non sono più accettabili e vanno condannate, in quanto deleterie per la salute pubblica, fisica e mentale”.

 

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