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Covid, sanità molisana al collasso: Area Matese chiede l’intervento dello Stato

Il portavoce Mainelli: “Non c’è bisogno che si arrivi alla catastrofe, basta anche la semplice pre-valutazione in prospettiva”


BOJANO. L’emergenza coronavirus ha inevitabile riacceso i riflettori sulle tante criticità con cui la sanità molisana fa i conti da tanto, troppo tempo. Sulla questione, che continua ad animare il dibattito, si registra anche l’analisi del movimento politico di Bojano ‘Area Matese’, che chiede l’intervento dello Stato.

Il portavoce Alfonso Mainelli evidenzia alcune critità. Prima di fra tutte “un debito pubblico – afferma – che i cittadini, pagano senza averne alcuna responsabilità, e quindi mancanza cronica di fondi per organizzare sul territorio la sanità regionale secondo una visione locale (e fino a quando il debito, illegittimamente imposto, non verrà saldato, cosa che non avverrà mai, non ci sarà alcuna autonomia decisionale locale)”.

Ribadito poi “uno spostamento dell’asse di responsabilità dal Governo nazionale a quello regionale. Questo lo abbiamo detto più volte – continua – l’amministrazione regionale ha colpe gravi in tutti i campi dell’intervento pubblico, ma sulla sanità non ha poteri operativi, per cui dopo aver detto per 10, 20, 1000 giorni che sono incapaci bisogna pure che si indichi una strada per andare avanti visto che le decisioni si prendono a Roma e non a Campobasso”.

Poi la proposta. “A prescindere dalle tante confusioni, molte frutto di precise volontà – sottolinea – il sistema disegnato dalla nostra Costituzione è semplicissimo: la sanità è uno dei settori per i quali, con la riforma del Titolo V, II parte, della Costituzione, la competenza esclusiva dello Stato e diventata competenza concorrente con le Regioni (art. 117). Ma è anche vero che è prevista una norma di salvaguardia (che interessa proprio il Molise in questo momento di grave criticità): se una Regione non ce la fa a garantire la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali interviene lo Stato sostituendosi agli organi regionali (e non alla Regione, che è cosa ben diversa). Naturalmente non c’è bisogno che si arrivi alla catastrofe prima che ci sia l’intervento sostitutivo statale, ma basta anche la semplice pre-valutazione in prospettiva. Potete capire che una regione come il Molise, che è in piano di rientro dal 2009, non può sostenere interventi efficienti in regime di straordinarietà da eventi pandemici. Ed è anche vero che situazione straordinarie di interesse nazionale sono gestite esclusivamente dallo Stato. Anche su questo c’è il totale silenzio di chi vorrebbe agire per la sanità pubblica, nel senso che, a parte qualche timido richiamo, non c’è alcuna protesta nei confronti dello Stato.

Il discorso, naturalmente è molto più lungo, ma non più complesso. Però, se si volesse trarre una sintetica conclusione, verrebbe da dire – conclude – se la Regione sbaglia 99 volte su 100 e tu, soggetto impegnato per la sanità pubblica, l’attacchi solo su quel 1% in cui non ha specifiche responsabilità, allora sorge spontaneo il teorema Andreotti, adattato alla questione trattata: a pensar male degli altri si fa peccato, ma in politica quasi sempre ci si azzecca”.

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