Da lunedì il ristorante tipico, di via Torino, ospita i clienti all’aperto. Raffaele Di Cesare: “Abbiamo sentito forte la vicinanza della gente, allo Stato chiediamo di non esasperare le situazioni, solo in questo modo si possono colmare quei vuoti di liquidità che hanno messo in crisi tanti di noi”.
di Maurizio Cavaliere
Dal 1985 via Torino a Campobasso è sostanzialmente Aciniello, manifesto del buon mangiare molisano, tipico anche per l’indole convinviale che sa esprimere. Dalla morte del compianto Ennio Di Cesere, era il 1995, la gestione è passata ai figli, Raffaele e Cristian, con mamma Maria saldamente in cabina di regia, cioè in cucina.
Il Covid ha fermato anche l’impresa sociale e culturale oltre che culinaria di questa famiglia speciale. Da lunedì, però, quel gazebo ormai tipico delle estati di via Torino ha ripreso a funzionare. Tavoli ben distanziati e dietro la vista del castello: ma è soprattutto l’affabilità dei titolari, sempre pronti alla battuta, due fatti per stare tra la gente, che trasmette la voglia di riprendersi quello che la maledetta polmonite virale ci ha tolto. “Sì – attacca Raffaele, che incontriamo mentre avvia il lavoro per il pranzo – siamo pronti a un nuovo approccio, pur di riprendere. Eravamo abituati a mangiare tra le otto e mezzo e le nove, beh, vuol dire che ora si andrà al ristorante alle otto, anche alle 19 e trenta. L’importante è che ci sia la possibilità di farlo e purtroppo vediamo che non tutti hanno questa fortuna. Il pensiero di tutti noi va a questi ristoratori, ce ne sono tanti, speriamo si possa presto trovare un’altra soluzione”.
Un passo alla volta, intanto. Il primo è stato fatto, ma Raffaele è chiaro: “Fateci lavorare in maniera serena senza esasperare controlli e quant’altro. Solo in questo modo si può andare a colmare quei vuoti di liquidità che hanno messo in crisi tantissima gente”. Il riferimento è a chi è in affitto, a chi deve pagare i fornitori, a tutto quello che ruota intorno all’attività di un ristoratore che è abituato a lavorare. “Siamo numerosi, produciamo tanta tassazione, dateci modo di poter essere solventi, soprattutto” spiega Raffaele Di Cesare senza girarci troppo intorno.
Si lavora con pochi tavoli, per ora, ma è qualcosa che si muove, finalmente. “C’è bisogno di più numeri – spiega Raffaele – l’emergenza è per periodi limitati, poi bisogna riprendere”.
Da lunerdì il ristorante funziona a pranzo e a cena: “Sta andando bene, considerato che il discorso di mangiare all’esterno, a Campobasso, è sempre da prendere con le pinze. Per fortuna questa settimana il tempo è stato buono”.
Raffaele evidenzia che la “La risposta è stata immediata. La voglia di stare un po’ insieme e di sedersi a tavola in serenità è tanta, inutile nasconderlo. Tanta quanta l’emozione di rimettersi in moto. Quando ho fatto il primo ordine, dopo il lungo stop – spiega – ero impacciato nello scrivere e nel comunicare. Le ripartenze sono complicate e particolari, certo”.
Discorsi seri e anche intimi in via Torini. Ma Raffaele non perde il senso della vita, che è in un calice di vino o in una battuta. “Ora confidiamo in quelli che lavorano nel pubblico, e a Campobasso sono tanti, perché in questa fase non dovrebbero avere avuto spese extra – ride – Speriamo bene che loro, e tutti in generale, possano riempire i locali con più continuità”.
Aciniello è schiettezza e sapori veri, per questo la clientela è fidelizzata, al punto che il legame affettivo tra ‘oste e viandante’ è fortissimo. “Abbiamo sentito la vicinanza di tutti in questo periodo – interviene – anche con l’asporto e le consegne a domicilio. Una vicinanza morale che ha compensato le mancanze cui siamo andati incontro. Siamo stati forse il settore più colpito dalla pandemia – conclude Raffaele trasformando l’ironia in buonsenso e saggezza – Il sostegno della gente che ti vuole bene è la cosa più bella. E ora siamo qui, pronti a ospitare tutti”.
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