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Il teatro che riparte dalla storia, ‘Il mio nome è Tempesta’ strega il pubblico del Savoia

Grande successo a Campobasso per lo spettacolo incentrato su una delle pagine più buie e controverse del Novecento: l’omicidio del deputato Giacomo Matteotti


di Deborah Di Vincenzo

CAMPOBASSO. Cimentarsi con la storia non è mai semplice e lo è ancora meno quando si tratta di una delle pagine più buie e controverse del Novecento, perché si sa: il rischio di cadere nella retorica e nei luoghi comuni è molto alto.

Una vera e propria sfida, dunque, quella vinta sotto tutti i punti di vista dallo spettacolo ‘Il Mio nome è Tempesta. Il delitto Matteotti’ , andato in scena in anteprima nazionale al teatro Savoia di Campobasso e che ha rappresentato anche la ripartenza degli eventi culturali dopo il lungo stop imposto dalla pandemia.

Due serate e mille emozioni per una rappresentazione che ha catapultato il pubblico nel passato per far rivivere, in un’atmosfera in bianco e nero e a tratti surreale, uno degli eventi più significativi del secolo scorso. Per un’ora e mezza il tempo si è fermato lì, a un passo dal baratro: quello della dittatura fascista.

La storia parte pochi giorni prima dell’omicidio del deputato, il 30 maggio 1924. Nel suo ultimo discorso alla Camera, Giacomo Matteotti aveva attaccato duramente Benito Mussolini, denunciando i brogli elettorali, ma anche le intimidazioni e i pestaggi che avevano caratterizzato le votazioni del 6 aprile 1924 che avevano portato al potere il Partito fascista, arrivando a chiedere l’annullamento delle elezioni ‘inficiate dalla violenza’.

Lo spettacolo, scritto dalla giornalista Carmen Sepede, è stato diretto dal regista Emanuele Gamba, direttore del Teatro Goldoni di Livorno. Sul palco ha dato il volto e la voce a Matteotti l’attore Diego Florio (anche direttore di produzione). Un’interpretazione intensa e a tratti commovente, la sua, capace di far emergere fino in fondo il coraggio dell’eroe antifascista, che ha pagato con la vita la difesa della democrazia e della libertà.

Accanto a lui, nel ruolo di Benito Mussolini, un imponente Marco Caldoro. Un compito non facile, ma di certo ben riuscito, portare in scena il duce, soprattutto nel famoso discorso del 3 gennaio del 1925, con il quale si assunse la responsabilità morale del delitto Matteotti, un attimo prima di instaurare la dittatura.

A dare vita a tutti gli altri protagonisti di quei giorni ci hanno pensato gli attori Piero Grant, Paolo Ricchi e Domenico Florio. Magistrale la loro capacità di interpretare quasi simultaneamente decine di personaggi, dando allo spettacolo un ritmo incalzante.

A completare la squadra – e naturalmente la riuscita dello spettacolo – l’assistente alla regia Vittorio Marchetti, lo scenografo Michelangelo Tomaro, la costumista Marisa Vecchiarelli e i tecnici Gianmaria Spina, Luciano Barletta, Antonio De Gregorio e Federico Silvestri.

Parte dunque da Campobasso uno spettacolo capace di emozionare e far riflettere e che sicuramente sarà in grado di conquistare il pubblico di tutta Italia.

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