HomeNotiziePOLITICA & ATTUALITA'Lo smart working per frenare lo spopolamento del Molise: la proposta dell’Unsic

Lo smart working per frenare lo spopolamento del Molise: la proposta dell’Unsic

Anche sulla base della posizione espressa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella


CAMPOBASSO. Lo smart working come occasione per frenare lo spopolamento del Molise e la desertificazione delle zone montane della regione. Questa la proposta lanciata dall’Unsic.

“Nel discorso di fine anno – la posizione del sindacato degli imprenditori – Presidente Mattarella ha giustamente richiamato il problema del declino demografico che diventerà une vera e propria emergenza nei prossimi anni. Il Molise conosce bene questa piaga, con seimila residenti in meno solo nel 2021: negli anni, ogni tentativo per frenare questa tendenza è purtroppo fallito. Ovviamente non esiste una ricetta magica: tuttavia la qualità della vita costituisce uno dei fattori strategici per frenare l’emorragia, con esempi virtuosi in Alto Adige e in Valle d’Aosta. In tal senso, lo smart working, se ben gestito, può rappresentare uno degli approcci utili per rivitalizzare ambienti montani suggestivi ma svuotati dall’emigrazione”.

In proposito l’Unsic ha lanciato una petizione a sostegno del ‘lavoro agile’ (https://chng.it/Hqj5QXVjQD) per rafforzare la sensibilizzazione al tema.

“La diaspora dal Molise ha come primaria motivazione la ricerca di opportunità lavorative – ha rimarcato ancora il sindacato datoriale – “Eppure, a livello ecologico e salutare, si tratta di ambienti più favorevoli rispetto a metropoli ormai invivibili. Da qui la necessità, specie con i fondi del Pnrr, di rafforzare primariamente le infrastrutture tecnologiche e, di conseguenza, i servizi, rendendo più agevole la promozione del lavoro a distanza: quanti molisani potrebbero rientrare dalle regioni limitrofe, seppur temporaneamente, nel paese d’origine frenando l’emorragia numerica?”.

“Ogni ostinazione contro lo smart working, a cui stiamo assistendo in questi giorni, è figlia di preconcetti datati e fuori dal tempo, spesso dettata unicamente da voglia di protagonismo o dalla difesa di posizioni e status quo privilegiati”. Per il sindacato – ha concluso l’Unsic – questo strumento, sempre se ben gestito, oltre a favorire le località a maggiore dimensione umana e al di là dell’esigenza in fase pandemica, può rappresentare una spinta per riconfigurare e rimodellare, con l’aiuto delle nuove tecnologie, l’organizzazione e il funzionamento di un luogo di lavoro, premiando benefiche forme di flessibilità finalizzate all’efficienza, all’autoresponsabilità e alla produttività”.

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