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Imprese, Longobardi: fondi del Pnrr grande occasione, investire nel manifatturiero e nelle infrastrutture

Le parole del presidente dell’Associazione industriali del Molise che evidenzia anche lo shock energetico senza precedenti che stanno vivendo le realtà produttive: per le imprese aumenti del 20% del fatturato, si rischia inflazione


TERMOLI. L’imperativo è intercettare i fondi europei e quelli del Pnrr ed investirli in maniera oculata per favorire la ripresa e lo sviluppo in Molise. A lanciarlo – all’Ansa – è il presidente dell’associazione regionale degli industriali Vincenzo Longobardi per il quale, oltre alle risorse, servono politiche mirate: “Bisogna spingere sul manifatturiero sul modello delle Marche – afferma – dove questo settore è molto forte come l’alimentare a km zero. E’ chiaro che sono fondamentali le infrastrutture. Abbiamo necessità di rivitalizzare i consorzi per renderli competitivi. Abbiamo zone del centro e alto Molise isolate Il problema è il trasporto pesante, ci vogliono strade veloci per arrivare sul Tirreno. Nel Consorzio di Termoli ci sono infrastrutture degli anni 80”.

Longobardi evidenzia, invece, la ripresa dell’edilizia grazie al bonus 110 ma anche in questo caso esorta gli amministratori a non sprecare le occasioni e il denaro: “Si sta lavorando fortunatamente e il comparto usciva da una situazione drammatica. Il settore alimentare, anche, sta incrementando ma è frenato dall’aumento dei costi tra energia e materie prime. In realtà abbiamo bisogno che tutti i finanziamenti del Pnrr e fondi europei che si stanno per aprire devono essere indirizzati in modo molto oculato su questi aspetti. Non possiamo permetterci il lusso di sprecare risorse”.

L’allarme, invece, è sul fronte dell’energia: “Stiamo vivendo uno shock energetico senza precedenti, come non si era mai visto – dice sempre all’Ansa – Basti pensare che si è passati da un costo del 5 per cento del fatturato in un’azienda al 20 per cento e, in alcune realtà del settore alimentare, le ricadute sui conti sono ancora più alte a causa di consumi di energia più alti. Tutto questo si traduce in una spinta inflattiva del 15 per cento che, in parte, stiamo già vedendo sugli aumenti della pasta – prosegue Longobardi – Questa è una situazione nella quale le aziende energivore, ovvero quelle imprese che consumano molta energia, sono in apnea e non può durare ancora a lungo perché i rischi sono la chiusura. La spinta inflattiva o si scarica sui prezzi oppure deve essere assorbita dalle aziende che, considerando la pandemia che stiamo vivendo, non ce la fanno. Si rischia che molte realtà restano per strada. Questa situazione – conclude – ha bisogno di risposte dalla politica puntuali, non occasionali”.

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