HomeNotizieCRONACAI Ris di Roma indagano sull’omicidio Micatrotta. Iniziati gli accertamenti tecnici irripetibili

I Ris di Roma indagano sull’omicidio Micatrotta. Iniziati gli accertamenti tecnici irripetibili

Presente anche il super consulente di parte, il generale Luciano Garofano. Oggi la catalogazione dei reperti, il coltello con cui è stato ucciso il geometra campobassano, gli abiti insanguinati e i cellulari sequestrati la notte della Vigilia di Natale


CAMPOBASSO. Omicidio di Cristian Micatrotta, sono iniziati oggi al Ris di Roma, con la catalogazione, gli accertamenti tecnici irripetibili, sui reperti sequestrati la notte della Vigilia di Natale, quando il geometra campobassano è stato ucciso da una pugnalata alla gola, sferrata dal 37enne Gianni De Vivo, in carcere nel capoluogo con l’accusa di omicidio volontario.

Gli esperti del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri sono coadiuvati dai periti di parte, tra loro anche il super esperto Luciano Garofano, già comandante dei Ris di Parma, noto per essersi occupato di alcuni dei più efferati fatti di cronaca, dall’omicidio di Cogne e di Garlasco, alla strage di Erba, ai delitti commessi dal serial killer Donato Bilancia.

Garofano è il perito di parte nominato da Mariano Prencipe, l’avvocato che difende Gianni De Vivo. Su richiesta del legale, la Procura di Campobasso, che con il Pm Elisa Sabusco coordina l’indagine, ha concesso di eseguire accertamenti con la tecnica BPA, vale a dire la Bloodstain Pattern analis, la branca delle Scienze forensi che ricostruisce la dinamica dell’evento delittuoso attraverso un viaggio a ritroso, sulla base della formazione delle macchie ematiche (visibili o latenti), presenti sul luogo del delitto. Accertamento che permette di ricostruire la posizione e i movimenti della vittima e dell’aggressore.

Due invece i periti nominati dagli avvocati della famiglia Micatrotta, Fabio Albino e Domenico Fiorda. Un perito scientifico di un importante studio romano, per approfondire la questione delle impronte digitali, anche quelle presenti sul coltello, e un  perito informatico, per gli accertamenti sui cellulari sequestrati a Cristian Micatrotta, Gianni De Vivo e ai due uomini che erano con la vittima la vigilia di Natale, uno dei quali ora indagato per rissa, per la lite che avrebbe preceduto l’accoltellamento.

Da quanto trapela Micatrotta e De Vivo non avevano l’uno il numero di telefono dell’altro. Ma nelle ore precedenti l’omicidio ci sarebbero state una serie di telefonate e messaggi whatsapp tra il 37enne in carcere e uno dei due amici di Micatrotta.

A disposizione dei carabinieri del Ris, oltre ai quattro cellulari, ci sono il coltello, gli indumenti sequestrati, le fotografie e i rilievi fatti sul posto.

Una fase scientifica che accompagna l’indagine in corso a Campobasso, coordinata dalla Procura e condotta dai carabinieri, che hanno raccolto elementi importanti. E ascoltato il racconto di un super testimone, che a quanto pare, richiamato dalla lite, avrebbe assistito dal balcone alla scena.

C.S.

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