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Peste suina in Italia, la Regione detta le regole. Cavaliere: massima allerta ma niente psicosi

Dopo che l’Istituto zooprofilattico ha confermato la presenza del virus in alcuni cinghiali in Piemonte e in Liguria, dove con ordinanza dei Ministeri della Salute e delle Politiche agricole è stato disposto il cordone sanitario. La prossima settimana la Regione diffonderà un vademecum per allevatori, trasportatori, veterinari e cacciatori. La malattia, questo è stato chiarito, non si trasmette all’uomo


CAMPOBASSO. Peste suina, situazione di massima attenzione ma non di allarme in Molise, dopo i casi riscontrati su cinghiali in Piemonte e Liguria, come anche in Germania, Belgio e Paesi dell’Est Europa.

Un allarme scattato dopo che il 7 gennaio l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Umbria e Marche (IZSUM) ha confermato la presenza del virus di Peste suina africana in una carcassa di cinghiale rinvenuta nel Comune di Ovada, in provincia di Alessandria, il cui genotipo coinvolto è il genotipo 2, attualmente circolante in Europa, e che successivamente sono stati confermati altri due casi in due carcasse rinvenute rispettivamente una a circa 20 km dalla prima, nel comune di Fraconalto (AL) e l’altra nel comune di Isola del Cantone (Genova).

Ad essere risultati infetti sono stati dunque esclusivamente cinghiali, con nessun caso di contaminazione accertato tra i maiali. L’attenzione resta però massima, mentre gli esperti si sono affrettati a precisare che l’infezione non può fare il temuto salto di specie. Passare cioè da ungulati e suini all’uomo.

A lanciare l’allarme, in Molise, il consigliere del M5s Vittorio Nola, che ha chiesto l’attivazione di un’Unità di crisi regionale e la necessità di fare controlli a tappeto, e non a campione, sui cinghiali abbattuti.

“E’ da tre anni – la replica del rappresentante dell’Ambito territoriale di caccia di Campobasso, Giovanni Antonio Santoro – che presso l’Istituto Zooprofilattico vengono effettuati controlli per la Trichinella su tutti i cinghiali abbattuti, sia durante la caccia di selezione che durante la stagione venatoria”.

“Ci atteniamo alle disposizioni contenute nell’ordinanza firmata dal Ministro della Salute Roberto Speranza e delle Politiche agricole Stefano Patuanelli – ha quindi precisato l’assessore alle Politiche agricole Nicola Cavaliere – che dispone una sorta di cordone sanitario nelle zone dove sono stati accertati casi di peste suina, allargando il raggio alle regioni limitrofe”.

“In Molise non sottovalutiamo di certo questa situazione, che è di allerta, ma non di allarme. Per cui attenzione massima, ma non creiamo psicosi – ha aggiunto Cavaliere – Come Regione ci stiamo preparando a diramare un vademecum informativo, con semplici regole rivolte ad allevatori e trasportatori, così come ai veterinari, invitati a fare attenzione ad ogni segnale sospetto. Ma anche a turisti ed escursionisti, chiamati ad avvisare l’Asrem in caso di avvistamento di carcasse di cinghiali e agli stessi cacciatori, a informarsi sulle zone a rischio e ad adottare tutte le misure igienico-sanitarie”.

E’ noto che in Molise la presenza di cinghiali è elevata. “Siamo passati dall’abbattimento di 800 capi di qualche anno fa a circa 4.500 l’anno”, ha detto ancora Cavaliere. Numero certificato, a cui potrebbe aggiungersi un numero imprecisato di animali abbattuti e non dichiarati. Il cosiddetto ‘nero’. Che sembra però contenuto.

Nelle aree dei focolai, attualmente Piemonte e Liguria, sono previsti tutta una serie di divieti: la raccolta dei funghi e dei tartufi, la pesca, il trekking, il mountain biking e le altre attività che, prevedendo l’interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti o potenzialmente infetti, comportino un rischio per la diffusione della malattia. Sono escluse le attività connesse alla salute, alla cura degli animali detenuti e selvatici nonché alla salute e cura delle piante, comprese le attività selvicolturali.

Un problema economico dunque, con la previsione di ristori per il settore turistico che potrebbe essere colpito dai divieti delle zone interessate. La preoccupazione è tuttavia anche per le esportazioni di carne suine, visto che già Cina, Giappone, Taiwan, Serbia e Vietnam hanno imposto un temporaneo stop all’import di carni e salumi provenienti dall’Italia. Con consistenti danni per il settore.

Carmen Sepede

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