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Omicidio Micatrotta, sul corpo di Cristian solo la coltellata fatale. Tracce di cocaina su due telefoni

Prime anticipazioni, dalle analisi dell’autopsia e dagli accertamenti svolti dai Ris. Domani carabinieri del Reparto scientifico e consulenti di parte ancora impegnati negli accertamenti sulle impronte digitali e sulle macchie di sangue


CAMPOBASSO. Omicidio Micatrotta, sul corpo di Cristian solo la coltellata fatale. Quella che gli ha reciso la carotide, facendolo morire dissanguato in pochi minuti.

Queste le anticipazioni dall’autopsia, svolta sul corpo del 38enne geometra morto la notte della vigilia di Natale dalla dottoressa Stefania De Simone, anatomopatologa dell’università di Foggia. I risultati completi arriveranno entro fine mese, ma a quanto risulta non sono state rilevate lesioni secondarie. Da offesa o da difesa.

Quella notte in via Vico c’erano quattro persone. Gianni De Vivo, il 37enne accusato di omicidio volontario, in carcere da un mese e mezzo, la vittima Cristian Micatrotta, e due uomini che erano con lui.

Cosa è accaduto in quei minuti fatali lo stanno ricostruendo, con l’analisi delle macchie di sangue, le impronte digitali e gli accertamenti sui tabulati telefonici, i carabinieri del Ris di Roma, che con i periti di parte, il generale Luciano Garofano, consulente di De Vivo, la genetista Marina Baldi e il criminologo Nicola Caprioli, consulenti della famiglia Micatrotta, stanno svolgendo gli accertamenti tecnico-scientifici irripetibili.

Domani i Ris saranno ancora impegnati ad analizzare i reperti sequestrati la notte dell’omicidio. Tra questi i quattro telefoni. Su due di questi, non quello della vittima, sarebbero state trovate tracce di cocaina. Di episodio legato alla droga aveva parlato poco dopo l’omicidio il procuratore capo di Campobasso Nicola D’Angelo.

E di droga avrebbe parlato anche De Vivo nell’interrogatorio in carcere alla presenza. Sostanza che uno dei due uomini che erano con Micatrotta in via Vico gli avrebbe venduto poche ore prima della morte di Cristian. In un involto nel quale la sostanza non c’era. Da qui una serie di telefonate concitate, fino all’arrivo sul luogo del delitto dei tre uomini. Quindi la colluttazione e poi la coltellata fatale, con un coltello non suo ma del quale si sarebbe appropriato durante la lite.

Versione che potrà essere confermata o smentita dagli accertamenti del Ris, mentre gli avvocati di parte preparano le strategie legali. A difendere Gianni De Vivo c’è Mariano Prencipe, mentre la famiglia di Cristian Micatrotta ha nominato Fabio Albino e Domenico Fiorda.

C.S.

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